E’ notte, e c’è una luna generosa.

Cammino carica di tenda zaino e sacco a pelo

i piedi affondano nella sabbia fresca della notte

da lontano la musica chiama

 il fuoco attira falene tra i 20 e i 30

l’odore di carne alla brace risveglia istinti predatori

pochi passi più in là l’odore del mare.

La serata scorre dolce e surreale

parlo ma osservo da fuori come in una OBE

soprattutto quando cerco di astrarmi da qualche tipo strano che intrattiene tormentate relazioni con la sangria e propone passeggiate del tutto fuori luogo o mi partecipa i propri pensieri feticisti ("che bella l’estate eh? Tutte queste donne che scoprono i piedi..[sguardo sognante che precipita a guardare i miei]"). Brr. Un secondo dopo vado nella mia tenda a togliere le infradito e infilare le Adidas. Hai visto mai.

Ricevo feedback positivi ai jeans al ginocchio nuovi, nella pittoresca forma di + pacche sul didietro (eh Giù? Eh ? ).

Gironzolo da un gruppetto all’altro

come è mia abitudine cerco punti distaccati e alti per osservare da lontano l’insieme

libera di passare dall’uomo alle stelle soltanto alzando lo sguardo.

Non può passare falò senza che io veda almeno una stella cadente.

Ne vedo due.

Non esprimo desideri, non lo faccio mai.

Mi basta la stella, il piccolo sorprendente evento che colora le notti, la piccola emozione.

Ai desideri ci penso io.

Presto vengo calamitata dall’ipnosi del fuoco

ruoto intorno come un satellite

lo alimento, lo ravvivo, mi scaldo i polpacci.

Mi siedo e lo fisso e nelle nuvole ardenti inizio a vedere forme, a immaginare oggetti.

All’estremità di un ramoscello di pino vedo una piccola mano d’alieno, con quattro dita incandescenti protese. In un grosso ceppo centrale vedo un porcellino, e non sono l’unica, in un altro vedo un mostriciattolo dylandoghiano intento a mordere qualcosa, e anche stavolta non sono l’unica.

Chissà se anche Huxley aveva di queste visioni quando ha scritto Le porte della percezione!

Sono le quattro del mattino e sull’orizzonte la luce si spalma in una spessa striscia bianca che separa il mare oscuro dall’oscuro cielo.

Non aspetto che il sole spunti
mi basta sapere che c’è.

Perdo di vista la piccola Fox, mamma Jun in apprensione aspetta di vederla spuntare da lontano,

non aspetto che si avvicini
mi basta sapere che c’è.

E mi raggomitolo nella mia bolla di tenda da due soldi, nel calore del sacco a pelo, sulla superficie tenera

della sabbia, fuori dal mio baco ancora una chitarra che suona, e sta suonando Drive, Incubus, mi

addormento sulle note..

Mi sveglio, sudata, dopo poche ore, sento odore di sale, il caldo opprime l’interno della tenda, scopro che

siamo in tre in una tenda da uno e mezzo, lascio le due dormire ed esco con telo, costume e libro.

Intorno alle braci fumanti dormono amici su teli da mare. Passeggio nel rumore dolce dell’acqua, mi godo il

brivido delizioso dell’esitante onda gelida sui miei piedi, e mi ricongiungo alla cara sabbia, ai raggi che già

scottano, al libro che mi fa assaggiare l’India.

  

 

 

Annunci