Ometto una freccia per strada, chiedo immediatamente scusa alzando le mani con aria dispiaciuta, e il tizio dietro di me ciononostante continua ad abbaiarmi in faccia per dieci minuti. Stronzo.
Il ragazzo che l’altro ieri era venuto ad adottare uno dei cuccioli mi telefona affranto comunicandomi che deve ridarmelo causa genitori non consenzienti.
Ho il pensiero fisso dell’intervento che Emma (la cagna) subirà sabato, e mi odio perchè ce la porto.

In preda a tali funesti pensieri e con la lacrima di stanchezza e nervi che penzola dalla congiuntiva, decido per una serata casalinga e dopo cena mi parcheggio al pc. Guarisco parlando dell’India e di altre amenità col caro compagno di viaggio forlivese, e facendo supporto morale al caro M. di Roma. Una volta a letto con la Lonely Planet (partner di letto esperto, sapiente e mai noioso) una serie di messaggi di gente che mi vuole bene mi mette in pace col mondo e sono pronta a chiudere in bellezza la giornata in braccio al fedele Morfeo. Fortunatamente mi basta poco per sciogliere i malumori.

Intanto godo al pensiero di cambiar faccia avvolta nei Salwar Kameez, nei Sari, con una Dupatta al collo e i Jooti ai piedi, e non rimpiango le gambe e le spalle che non potrò scoprire, e gli sguardi maschili che non potrò ricambiare.

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