Era da molto che non dormivo in orari sballati.

 

Ieri notte il concerto degli U2, pelle d’oca costante, l’Olimpico trasformato in un tappeto unico di persone, che ondeggiava come un prato al vento per le olas fatte da un lato all’altro, e si illuminava come un cielo di Maggio di sciami di lucciole, che fossero flash, telefonini azzurri o più nostalgici accendini.

 

Uno, dos, tres, catorce e si decolla per a place called Vertigo.

 

Musica, immagini, colori, emozione, fumo di sigaretta e altro, birre a cinque euro, la faccia entusiasta di Ariel saltellante, il suono dei suoi sonagli d’argento al polso, un paio di telefonate istintive a chi volevo rendere partecipe, durante "Sometimes you can’t make it on your own" e "Sunday bloody sunday".

 

Due ore e mezza di vibrazioni e un po’ di demagogia che però ci si aspetta e si tollera, e siamo fuori. Il ritorno è un pisolo in macchina quasi costante, alle 4.30 sono nel mio letto.

 

Ciononostante oggi pomeriggio mi addormento mentre leggo i Meridiani dell’India del Nord e dormo fino alle venti, e faccio sogni pazzoidi che mi accorgo essere ispirati dal pensiero e la preoccupazione per un amato pazzoide che quest’ estate si avventura in un Asia più lontana della mia.

 

Sogno un palazzo enorme, bianco, altissimo, io, Laura e non so più chi altro siamo in Cina per andare a trovare una ragazza che lì si è trasferita per studio o lavoro, il palazzo è strettissimo e le scale ripide, le luci sono strane e io sono terrorizzata dalle porte chiuse sui pianerottoli. Chi è con me non mi aspetta e continua a scendere, perché non stiamo salendo bensì stiamo facendo rampe su rampe sotterranee. Decido di non scendere più, ho troppa paura, ma loro già non mi sentono.

 

Mi ritrovo in un’anticamera di uno dei tanti piani, che raccoglie un grande appartamento di studentesse. Nell’ingresso c’è un grosso specchio ed è uno specchio vivo, e magico. Di continuo, si anima. All’inizio è oscurato poi come se fosse un vetro appannato, una invisibile mano inizia a schiarirlo con piccoli cerchi, e gesti bruschi, e quando è quasi del tutto pulito, di colpo si oscura di nuovo facendo balenare un paio d’occhi cattivi. Mi spavento, fuggo in una delle stanze, di una ragazza che non c’è, è minuscola e piena di cose, chiusa non da una porta ma da un panno appeso ad una sbarra sul vano della porta, siedo sul letto e al di là vedo la stanza di un’altra ragazza, ha gli occhi a mandorla e gli occhi cattivi, bruscamente chiudo la tenda e tremo. Quando torno nell’anticamera assisto a qualcosa che so essere una leggenda che ho sentito da qualche parte. C’è un letto bianco a terra, e c’è sopra una ragazza pallida dall’aria orientale, ma ha i capelli rossicci. E’ distesa e nuda. La raggiunge un’altra ragazza identica, si baciano, si amano. Lentamente una di loro si trasforma, le spariscono le gambe, come cancellate da un colpo di gomma, resta in equilibrio sulle braccia e continua a toccare la compagna, che nel frattempo è diventata un ragazzo almeno per un dettaglio.

 

Mi sveglio e sono le venti.. Ho tutte le sensazioni sballate, di risveglio, di mattino, sera, pomeriggio, so a malapena dove mi trovo, essendomi addormentata leggendo di imperatori moghul.

 

Meno 13 giorni..

 Nota dell’1.24 AM: ci vuol talento a farsi lasciare anche quando non si sta più insieme. Non è mica facile. Non è da tutti. E facendosi persino chiedere scusa.

DAMN.

 

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