Dolore che scorre sotto l’osso della mia fronte, non ho un motivo per avere mal di testa o forse sì, forse dovrei mandare al diavolo le sigarette o forse è il sonno mancato di stanotte, o le lenti a contatto che non tollero più, o la partenza imminente e l’ansia che mi divora.

Avevo la mia Aspirina, una volta. Mi bastava starmene in silenzio e affondare la faccia sul suo petto e il suo odore scioglieva il dolore. Scusate ogni tanto mi do allo struggente.

 

Sguazzo nelle ossessioni, indulgo nei pensieri fissi. In fondo mi piace. Scavare a fondo nel dolore e nelle manie, nei gesti inconsulti e irrazionali che faccio e negli errori che ripeto cocciutamente a cuor leggero, e chi l’ha detto che bisogna imparare dall’esperienza, io adoro la libertà di rifare lo stesso errore compulsivamente, se ne ho voglia. Consolatemi se volete, ma non troppo, non c’è bisogno. Anche soffrire mi fa sentire viva.

 

Ve ne sarete accorti, cari i miei piccoli lettori, che stamane è giornata di puttanate intimiste, abbiate pazienza, sono una donna blogger e (quasi) tutte le donne blogger cadono nella trappola di scrivere un sacco di puttanate intimiste nella strana convinzione che a qualcuno interessi surfare sulle onde dei suoi bioritmi. Tanto, se vi annoiate, non leggete. Sticazzi.

 

Già sono stata abbastanza generosa quando l’altro ieri ho evitato di narrarvi dell’ultimo ennesimo falò, visto che sembra essere il leit motiv di questo blog, e il mare, e il buio, e il fuoco, e le stelle cadenti, stavolta di innovativo c’erano le cozze col limone l’aglio e il prezzemolo cotte sul fuoco, e l’avvistamento di un possibile UFO mentre si balneava. Ecco vedete non ce la faccio, un riassuntino ho dovuto farlo comunque.

 

C’è gente con cui non ho mai spartito il sonno e neanche un desco e nemmeno un pugno di sale, che avanza diritti sul mio viaggio e pretende souvenir. Gente che mi chiede chilum, coltelli da collezione, sitar, fumo, ganja. No no tranquilli. Un elefante non lo volete? Ci attraverso il medioriente e ve lo porto! Faccio il giro di Annibale! Certo!

Io che non mando neanche le cartoline. Bah. Beh sappiate, care le mie conoscenze e amici, che lo decido io a chi mi va di regalare qualcosa, e ve ne accorgete perché sono IO che vengo a chiedervi se avete desideri particolari. Vado con uno zaino, mica con un container.

 

Ieri passeggiando in prati di blog sono approdata a lei e ci ho passato ore a sfogliare margherite di incantevole fotografia e lavori d’arte e poesia. Una gran bella scoperta. Un tipino davvero straordinario. Difatti eccola subito lì che campeggia tra i miei link.

La scoperta di lei, una maestra dell’obiettivo, unita alle circostanze della mia lettura del manuale di fotografia del National Geographic e alla mia recente maternità di una Nikon Coolpix 4600, mi hanno portato alla conclusione che forse tra una ventina d’anni studiando otto ore al giorno sarò in grado di produrre uno scatto accettabile. Non voglio strafare, mi basta la sufficienza! Ma dispero.

 

Ieri notte il progetto era casa-blog-libro-cocomero-letto, al massimo telefonata di qualcuno a caso che sul lavoro si stava annoiando, e invece:

 

Driin

L. Oh Sì?

S. Oh Là dimmi

L. Senti. Mi hanno solato tutti. Ci verresti con me a Tocco di Casauria a vedere gli Afterhours?

S. mmm.. ok.

L. Tra cinque minuti passo.

 

Sono finita a 50 km da casa a vedere un gruppo che mi piace anche se poco lo conosco, con un cantante che scrive un libro su come si autosodomizza con l’aiuto di tubetti vari

 

Gran bella cosa l’improvvisazione.

 

Nno c’entra niente, ma questa è opera di Mad, amico liutaio artista eclettico folle e capelluto. Non ce l’ha un sito con le opere, altrimenti ve lo linkerei.

Prima che vi innamoriate, premetto che di mio c’è solo la faccia. Diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Mad quel che è di Mad.

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