Mi chiamo Pragya.

 

 

Si legge PRAGHIA ed è il nome di una dea della sapienza.

Ne abbiamo tanti di dei, c’è da perdersi.

Ho 13 anni e vado a scuola.

Casa nostra è una guesthouse.

La Rawla guesthouse di Jodhpur. Dai tempi di mio nonno, la nostra grande casa ospita turisti e viaggiatori nelle sue 8 stanze del secondo piano. Al piano di sotto ci viviamo noi, io, mamma, mia sorella maggiore, il mio minuscolo fratello con la sua maiuscola testa 

la nonna, il nonno e papà.

L’ospitalità è sacra, è il nostro punto d’onore oltre che il nostro mezzo di sostentamento.

E siamo felici che sia così.

A me piace studiare, e vorrei diventare un medico.

So che l’inglese in questo sarà fondamentale quindi lo studio molto e con gli ospiti che abbiamo voglio sempre parlare, per fare pratica.

La ragazza che è arrivata ieri si è complimentata.

Mi ha detto che finora qui in India le era capitato raramente di poter fare una conversazione così complessa, visto che la maggior parte degli indiani conosce un inglese molto elementare.

Li abbiamo sistemati nella stanza sul terrazzo.

Sono spariti lì dentro per delle ore, dovevano essere proprio distrutti.

Poi è spuntata lei, si è affacciata sul terrazzo, dove c’erano mio padre e il loro autista a chiacchierare, che sono amici da una vita, e ha chiesto se era possibile avere uno spuntino.

 

Il nostro cuoco è bravissimo, ce lo dicono tutti. Anche mamma e nonna cucinano, ed è possibile stare con noi e imparare. Anch’io so fare qualcosa, e le mie banana pancake sono richiestissime.

 

Il giorno dopo si sono fatti il bucato da soli 

 

 (forse nella vasca da bagno, e deve averci pensato lui perché ho visto lei che li stendeva) e l’hanno appeso fuori con lo spago ad asciugare.

 Mi ha incuriosito la biancheria di lei ma non ho detto niente.

 

Poi ci siamo ritrovati tutti sul terrazzo e loro ci hanno chiesto se avevamo degli scacchi. Avevamo solo quelli piccoli calamitati di mio fratello, e glieli abbiamo prestati. Lui le stava insegnando a giocare, e io ho chiesto se potevo ascoltare, perché sto imparando anche io. Lui aveva difficoltà a spiegare in inglese, però lei faceva da interprete.

Era bello lui. L’ho guardato un sacco. Soprattutto quando sorrideva. Era gentile. Ma lo era anche lei e io non volevo sembrare scortese quindi lo guardavo di nascosto.

 

Con lei ho chiacchierato molto, della scuola, dei nostri nomi, lei mi ha chiesto il significato del mio. Il suo invece significa “appartenente ai boschi”. Le ho chiesto della sua religione. Noi siamo Hindu. Lei non sembrava convinta quando ha detto di essere cattolica. E ha detto che crede che se esiste un dio, è uno solo, a cui la gente ha dato diversi nomi.

Poi non so come ci siamo messe a parlare di quanto costa tagliarsi i capelli da lei e rispetto a qui costa davvero un patrimonio!

Abbiamo parlato delle lingue che sappiamo e insieme ci siamo messe a contare in tedesco! Poi lei mi ha insegnato a contare fino a dieci in italiano, e io le ho insegnato da uno a sei in hindi.

 

Poi ho abbassato la voce, perché lui era lì vicino a giocare a scacchi con il mio fratellino testone 

 e le ho chiesto se stavano insieme.

Lei ha sorriso e non sapeva bene come spiegare, e mi ha detto che si sono conosciuti non molto prima di partire, via internet, su un sito di viaggi

e che ora sì, c’era qualcosa 

 

 .. ma era imbarazzata e non ha finito il discorso. Io non ho insistito.

 

 

 

Ieri sono partiti. Lui mi ha dato qualche moneta italiana per la mia collezione. Io gli ho regalato il rakhi 

,

 

il braccialetto colorato che tutte le sorelle regalano ai propri fratelli maschi nel giorno del rakhi festival che cade in Agosto.

Ho dato loro i guestbook perché scrivessero due righe di feedback. Ha scritto tutto lei, ringraziando di tutto, in italiano prima e in inglese poi. Ha scritto di me che sono molto intelligente, e che secondo lei arriverò molto lontano. Mi ha fatto tanto piacere. Papà era orgoglioso.

 

Abbiamo fatto una foto prima che partissero, ed eccoci qui.

 

Da sinistra a destra:

 

Dharam, il loro autista, l’amico di papà; Luca, il ragazzo; Silvia, la ragazza, e io davanti a lei; e poi ecco papà, il nonno, e il nostro cuoco.

 

Papà ha chiesto loro se possono scrivere alla Lonely Planet per segnalare la nostra guesthouse. Hanno detto che lo faranno molto volentieri. Speriamo. Ho visto che tante persone viaggiano con quella guida; se verremo visitati e segnalati lassù, gli ospiti aumenteranno, e potremo finalmente ingrandirci, e aggiungere le stanze che papà sta progettando.

 

E io potrò andare all’università. Studiare e imparare come suggerisce il mio nome, e diventare ciò che voglio diventare.

 

La dottoressa Pragya, da Jodhpur.

 

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