Calma piatta, nulla da fare.

 

 

Però ho fatto una cosa, che faccio periodicamente, e che poi ogni volta cade nel vuoto.

 

Come un fiore che diventa una mela, nessuno la coglie, cade a terra, le foglie la ricoprono, marcisce, e un anno dopo il ciclo si ripete; così a cadenza più o meno annuale mi ricordo degli anni che ho (relativamente pochi per cullarsi sugli allori), mi ricordo che questo non è il posto dei miei sogni, mi ricordo che ho qualche sogno, somigliante a quelli di parecchi altri.

 

Così ricomincio a navigare sul web e a sbavare alla lettura di quei fantastici lemmi, “corsi” (ebbene sì, studiare mi manca), “editoria”, “bozze”, “redazione”, “manoscritti”.

 

Stavolta l’input è stato un post di pulsatilla  , a cui il lavoro dei miei sogni è cascato dal cielo senza che lei lo cercasse. Dalla gente che la commenta noto poi che non sono l’unica a sognare l’editing.

 

Quando una cresce con Paperino che sogna di collaudare materassi, va a finire così: che sogni di fare la cosa che ami di più, e che ti paghino.

 

Mi salgono le endorfine solo a pensarci. Mi danno in mano un libro inedito, mi dicono “leggilo”, mi dicono “sfoga la tua tufellanza  sintattico-grammaticale-stilistica” e poi mi pagano.

 

 

Io quasi non ci credo che un lavoro del genere esista.

Forse per questo non ho mai mosso il culo per cercarlo.

O almeno.. lo muovo, e poi mi risiedo.

Ah, questi giovani d’oggi non hanno iniziativa.

 

 

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