Capisci che hai un problema quando ti diverti ad usare la levapunti.

 

Chi è che per primo ha sentito l’esigenza di una pinza levapunti? Chi è che per primo ha deciso di ingegnarsi per inventarla risolvendo il drammatico microstrappo nell’angolo di fogli separati con la violenza? Dovrò cercare su google.

 

Capisci che l’entropia s’è impadronita della tua esistenza quando fai fatica a trovare un paio di calzini senza buco sull’alluce.

 

Capisci che il libro di Yogananda che stai leggendo ti sta influenzando un po’ quando tenti di farti un massaggio sulle spalle con la sola forza del pensiero.

  

 

Capisci che sei stanca quando ti porti a casa un floppy con delle robe per il tuo portatile. Poi ti accorgi che il portatile non ha orifizi adatti ad un floppy. Poi ti ricordi anche che possiedi un I-pod che puoi usare per il trasporto dati. E anche una casella g-mail per grossi allegati. Un sacco di alternative insomma. Ma che volete, le vecchie abitudini sono dure a morire.

 

 

Capisci che i tuoi gusti musicali scivolano pigramente verso il nazional-popolare quando ascoltando i Coldplay alla radio pensi che quasi quasi ti scarichi un po’ di discografia.

  

 

Capisci che c’è qualcuno che rema contro quando finalmente compri la ciabatta o presa multipla che dir si voglia per camera tua e quando ti accingi a montare il tutto ti accorgi che la spina è troppo grande per la presa. Per di più una delle prese che ci hai provato, non si lascia più estrarre.

  

 

Capisci che dev’esserci un complotto alieno quando non fai che guardare l’ora in basso a destra sul monitor puntualmente quando le cifre sono uguali, o palindrome (ad esempio, ora, le 13.31).

  

 

Capisci che la tua identità è un po’ complessa quando ti guardi con gli occhi di chi ti incontrerà sull’Eurostar di stasera: una sagnellona di un metro e ottanta suola compresa, con anfibi neri al ginocchio da skin, jeans stretti infilati dentro, maglioncino rosa fiocco-di-neonata con cappuccio, occhiale Extè da pornosegretaria, libro della Santacroce con copertina inquietante (occhio che lacrima sangue) e titolo evocativo (Revolver).

 

Io personalmente non mi ci siederei vicino. E se fossi la Polfer, perquisirei lo zaino.

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