Datemi sempre fine settimana come questi e vi solleverò il mondo.

 

 

E’ sabato. Mi sveglio alle 7 del mattino con uno sforzo che verrà premiato, per prendere l’autobus che mi porterà alla terra promessa, Pescara. Città portatrice del buonumore, erogatrice di quelle endorfine effimere e frivole, viziose e volatili, procurate dall’attività più efficace sull’umore dopo il sesso e la cioccolata: lo shopping.

 

 

La mia sciarpa è multicolore e c’è il sole.

 

Scendo alla stazione e aspetto Laura fumando una sigaretta/colazione, sgranocchiando un Ritter sport alle nocciole intere che mi si sbriciola in borsa, girando un paio di edicole alla ricerca di Pig Mag e trovandolo al terzo tentativo. Laura manda un paio di sms di scuse millantando un suo arrivo immediato e io capita l’antifona mi siedo sulla panchina coi piccioni e i vecchietti a leggermi il mio Magazine e l’intervista alla mitica Sara.

 

 

Alzo gli occhi e da lontano vedo arrivare un puffo in cappottino rosso, è lei.

 

Mi alzo, mi abbraccia due minuti lunghi lunghi, le sono mancata, lei pure, dico.

 

Ci accordiamo rapidamente, come sempre, per iniziare il giro con la colazione (è per questo che con lei viaggio così bene, perché ci accordiamo in fretta e senza mai discutere). Il bar prescelto è di fianco alla boutique del mio cuore. Ottimizzazione delle energie.

 

Entriamo “Due cappuccini” scegliamo le brioche straripanti di Nutella “No questa no, è troppo poco calorica”, ci arrampichiamo sugli sgabelli, mi sembra di star facendo filone (da queste parti: “marinare la scuola”) anche se non l’ho mai fatto.

 

Fuori è luminoso e non passano automobili, santa isola pedonale, il marciapiede è pulito pulito e passa gente allegra da sabato mattina di sole sulla costa adriatica.

 

Colazioniamo mentre Laura mi parla dei successi della sua testolina fertile e brillante nel mondo dell’architettura e dell’università.

 

Usciamo e studio le vetrine del mio amato negozio. Il mio amato negozio è scuro e legnoso, autunnale, e i vestiti che ci trovi dentro potrebbero essere quelli che vestono le donnine degli spot di That’s amore Findus. Il budget è a sorpresa: ne esci con un maglioncino da 15 euro ma anche con una maglia da 46. Marche diverse, di solito sconosciute. Dentro è piccolo, lo puoi girare venti volte in pochi minuti e vedere tutto quello che c’è dentro, e spulciare, spulciare, e pensarci e provare e immaginare abbinamenti e ricordare cosa hai già nell’armadio.

 

Provo una cosa dopo l’altra con soddisfazione crescente, lo specchio dice di sì, Laura dice di sì e la commessa pure (e vorrei vedere), riempio una busta di plastica enorme di felicità, pago in estasi ed esco saltellante.

 

Prima prova primo acquisto: maglia viola di lana cotta di quelle che pizzicano da morire, un po’ lunga, scollatissima, progettata secondo la filosofia “mostro le tette così non si nota la pancia”. Amo il viola, connubio di rosso caldo e istintivo e di blu freddo e profondo.

 

Seconda prova secondo acquisto: pantaloni neri al ginocchio con risvolto “Laura, sono indecisa se cedere o no al trend dei bermuda invernali” provo, ci sto come una mano nel guanto “Ok, cedo”

 

Terza prova terzo acquisto, maglioncino a collo alto verde irlanda, pelosissimo, prude solo a guardarlo, una bellezza.

 

Quarta prova quarto acquisto, l’apoteosi, il cappottino. Lo stranissimo cappottino marrone asimmetrico, dalle linee tonde e anarchiche, avvitato, tre bottoni, mi si appoggia sui fianchi mediterranei restando un po’ scampanato, come un gonnone dell’ottocento.

 

Nero, viola, verde, marrone. Autunno, foglie, Laura in cappotto rosso.

 

Colori, colori, mi viaggia la mente in una psichedelia di vestiti, mangio colori uno dopo l’altro, assaporo il dolce del viola, l’acido del verde, il corposo cioccolatoso marrone e un caffè nero.

 

Laura compra cioccolata all’assenzio e alla cannella, e un hoola hop fucsia con le strisce dorate, per il compleanno di un amico, e siamo sempre più colorate.

 

Ci aggiungo calze arancioni e calze verdi. Più tardi ci aggiungo stivali marroni.

 

E’ mezzogiorno e il treno è arrivato.

 

Carica di sacchetti bacio il mio uomo portato dai binari e saltiamo sul bus verso casa.

 

Mi aspetta weekend con cena cinese deliziosamente unta, amici, baci, baci, baci, coccole, lenzuola con cd dei Massive attack in loop nella mia rediviva Caterina (il laptop daltonico di ritorno dall’assistenza), sonno e sogni, sesso e paradisi di alienazione dal mondo, risate, grattini, amore come se piovesse.

 

Tocca fare qualcosa per sdebitarsi col mondo per tutto ciò. Mò ci penso.

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