Ho l’emotività dell’ormone, altrimenti dette le lacrime in tasca di quei giorni.

Ieri mi stavo commuovendo sulla fine simbologia socio-televisiva di The ring (le TV inascoltate, le bambine davanti alla TV che per vendetta si mettono a materializzare i propri incubi e uccidere gente perché – poverine – non riescono a dormire, beh provate a spegnergliela quella cazzo di TV). Poi, un rapido zapping notturno mi ha stretto ulteriormente i ventricoli, non so se per gli effetti della diossina in Vietnam o per Vespa che discuteva di Viagra per tutti, o anche per Paola Maugeri che parlava di preservativi e di come non sia affatto sconveniente per una ragazza portarseli sempre in borsa (ma dai?!), oppure per Mentana che invece parlava di non ricordo più cosa.

 

Il cielo è grigio e deprimente, ho un paio di maglioncini ristretti da tirare giù di continuo che mi lasciano i polsi esposti alle intemperie e me li metto per venire a lavorare tanto c’ho il camice, ma danno lo stesso un fastidio della miseria.  

 

 

Parlando di cose serie e cambiando argomento, bisogna iniziare a pensare al concerto del caro Robbie a Milano del 22 Luglio. C’è gente che, alla domanda “Che fai, vieni?” risponde “Non so se quel giorno sarò libero/a”.

…  

Riflettiamo insieme. Chi è che sa dove sarà tra 7 mesi e più? Io non so nemmeno dov’ero ieri! Che discorso è? Compri il biglietto e poi se non puoi andarci, amen. Si vende!

 

A chi ha intenzione di obiettare sulla qualità musicale del suddetto, neanche rispondo. E’ una questione affettiva. Lo ammetto, ho uno scheletro nell’armadio. In fase adolescenziale neanche tanto remota (chè ho ventisei anni io, mica sono anziana) sono stata un’adepta dei Take That. Compravo le videocassette. Compravo il TT Magazine. Avevo i poster. Ci limonavo (col poster) e i movimenti pelvici sul palco dei suddetti, mi tempravano i giovani ormoni. Scrivevo TT sui muri dei cessi di scuola. Robbie non era il mio preferito perchè era troppo massiccio, ché io all’epoca ero ancora innocente e preferivo i faccini puliti, angelici e ghei, quali quello di Mark Owen.

 

Per tutte queste ragioni,

perché si tratta di San Siro che non è mica il Cinque Pini di qui,

perché sarà uno spettacolino bello divertente, 

 

perché si terrà a Milano dove io – povera terrona che è stata in Canada India Russia mezza Europa e Repubblica di San Marino – non sono mai stata:

ci andrò.

 

P.S. Ieri qualcuno è finito sul mio blog con la chiave di ricerca “limonare”. Per essere un’attività che mi è dato svolgere solo nei weekend, è lusinghiero. Lo metterei alla pari di tutti gli scandinavi che su google immagini inseriscono “fitta” (in svedese: figa), quasi tutti i giorni, e arrivano sul mio blog alla pagina in cui malauguratamente parlavo di una qualche FITTA pioggia.

Beccatevi questo tramonto con ulivi di casa mia, anche se non c’entra una cippa.

 

 

 

 

 

 

 

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