You are Bettie Page!
You’re Bettie Page!

What Classic Pin-Up Are You?
brought to you by Quizilla

Bettie Page.
Io sono troppo giovane per sapere chi era Bettie Page. Comunque pare un parallelo lusinghiero. Ma anche no, visto che il risultato del test dichiara – in soldoni – che non sono nè carne nè pesce e chi mi circonda è generalmente confuso tra il considerarmi una sex bomb o una carmelitana scalza.

 Al momento sono – come dire – lontana dalle forme di una pin up, perchè se è vero che le pin up erano culone e pettorute, si distinguevano da un barattolo grazie a un dettaglio fondamentale: il vitino.

 Ora vi spiego l’abisso che separa la mia vita dall’eventualità di essere un vitino.
Purtroppo la cucina di mia mamma ha il difetto di partire con le migliori intenzioni di salubrità e concludersi nella più sfrenata voluttà. L’iter è questo: mamma compra dei broccoli, belli, candidi, semplici e ricchi di ferro. Li lessa, com’è giusto che sia. Li sala, ed è già il presagio della fine. Li dispone in teglia e ci mette anche la verza, tanto per sperimentare.
Sembra andare tutto bene, sembra che nessuna cellula di adipe si prepari a sgomitare per trovare posto nel mio girovita. E invece no.
Perchè, non paga, mamma affoga il tutto in strati di parmigiano, mozzarella e cubetti di provola.

Ed ecco perchè io non ho un vitino.
Non quest’inverno almeno, converrete che dire di no a quella teglia è troppo crudele per gli sforzi di mia madre e per la mia salute emotiva.
Il fatto che tutti mi dicano "beh dai ma sei alta" non mi consola.
Mai fatta una dieta in vita mia, vorrà dire che l’anno prossimo me ne tornerò in India visto che nel 2005 ci ho lasciato 4 chili senza sforzo alcuno.

Quest’alimentazione invernale così leggera fa sì che il mio sonno sia più profondo, i sogni più vividi e il risveglio più drammatico. Dormo come un ciocco di sequoia, sogno sceneggiature cinematografiche in cui ricche megere mi istigano alla prostituzione e io – incorruttibile ai 14.000 euro che mi offre dicendomi sprezzante di non fare l’ipocrita – faccio valere la mia integerrima dirittura morale e dico NO brutta zozza. La stessa tenta di incastrarmi dandomi un anello e dicendomi di farlo avere a suo figlio, io non so come intuisco che fa parte di un piano per far credere che io ci abbia passato la notte e allora, astuta come una faina, mollo l’anello sul comodino del rampollo mentre dorme, e me ne vado a dormire in un’altra città, facendo in modo da avere dei testimoni. Tiè.

 Per quanto riguarda il risveglio doloroso, basterà dire che stamattina ho fatto due minuti di sonno supplementari seduta sul wc. Sono cose che minano l’autostima, una volta realizzata la situazione.

 Ho visto un sacco di film. Ho visto Lord of War (Nicholas Caggio: è incredibile come si presti ad interpretare qualsiasi nazionalità, russo, italiano, americano, sempre con la stessa adorabile faccia da stordito che – non fraintendetemi –  sposerei volentieri); ho visto La samaritana di Kim Ki Duc   in rassegna, e non avendo gli strumenti intellettuali specifici per una critica degna di questo nome mi limito a dire che sì, mi è piaciuto. Volete saperne di più? Affittatevelo. Ho visto anche Harry Potter perché dovevo portarci il pupo (il mio migliore amico), e non me ne sono pentita. Ho scoperto anche che mio cognato è così uguale al maghetto – se escludiamo i due piercing al sopracciglio – che deve per forza essere lui sotto le mentite spoglie di un ragazzo romagnolo.

Ho finito di leggere Noi di Mason e ho iniziato Aldo Nove, per il mio solito masochistico gusto di leggere il nemico prima di stroncarlo. Mi rendo conto che così faccio il gioco della casa editrice, che si sollazza nel passaparola, mentre io ho comprato pagine che non mi piacciono. Ne ho sentito parlare molto, e il più delle volte non bene.
Ho iniziato Amore mio infinito, e ho già personalmente bocciato tutta la parte iniziale col registro infantile, sdolcinato artificioso e fastidioso. Ora che il tizio protagonista è al liceo e ha un registro decente e vagamente verosimile, comincia ad essere un po’ più leggibile. Finito questo e Puerto Plata Market, vi saprò dire se Nove mi fa schifo o no, così se vi fidate potrete risparmiare dei soldi e magari offrirmi da bere.

Poi mi metto a leggere i Fratelli Karamazov o V. di Pynchon, o Kureishi in inglese per riequilibrare le cose.

A coronamento di un post così confusionario che dovrò categorizzarlo con 4 tag come minimo, trovo giusto omaggiarvi di una foto catturata nei dintorni di casa mia, difficilmente correlabile a un qualsivoglia post, e la intitolo: si sta come d’inverno, sugli alberi i cachi.

 

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