Interno, pomeriggio.
Sono qui seduta di fronte a Caterina (il notebuc), di fronte alla mia finestra affacciata sulle colline.

L’aere è lattiginoso e fumoso, qualcuno in lontananza incendia mucchi di potatura d’ulivo, come ha provveduto a fare mio padre l’altro ieri pomeriggio, deliziandomi con l’odore pungente del legno bruciato.

 

 

Passare le giornate in casa mi apre una voragine nello stomaco che fa sì che io mangi senza sosta per voglia e non per fame, fino a sentirmi male e dover uscire a fare un giro a nove gradi per ristabilire un certo stato vigile al cervello ottenebrato dal trigliceride. Pranzo, brodo con cardo e pallottine di carne appallottolate una per una dalle mie manine, cannelloni ricotta e spinaci, rollè di maiale, pollo arrosto, insalata, tronchetto farcito di bianca crema di burro, caffè, e subito dopo mais tostato guardando Babe il maialino coraggioso, e fichi secchi, e noci, e quando finalmente mi decido ad uscire io e L. approdiamo ad un pub come se fosse Lamerica per farci un ambitissimo panino. Da lì una volta rifocillate (senza vergogna) ci si dirige al wine bar dove suonano amici. Mi sento bellina, il che di solito è ingrediente fondamentale perché una serata mi passi bene. C’è mezza lancianopuntoittì nel wine bar. Luci soffuse, baloon di vino rosso buono, musica buona, amici in ogni dove. Benessere. Attimi perfetti (che vorrei condividere con qualcuno che non c’è, come al solito). Come al solito, in compagnia di L. sono semplicemente beata.

 

 

 

Come succede con i veri amici e i veri amori. Ho una L. per entrambe le categorie.

 

Sono inebriata di sapori e odori invernali e alterno bicchieri di Porto a cioccolate alla nocciola che Danilo guarnisce di granelle varie ed eventuali. 

 

Ascolto Bjork, dono di L., e i CLP 

 

e mai accostamento fu più stridente. I CLP sono una manica eccezionale di amici miei che hanno appena prodotto il loro primo cd di rock in dialetto lancianese. Quando suoneranno a Wembley io potrò sfoggiare il mio cd autografato da Menestrello con dedica.

 

Domani cena rituale quanto un sabba di plenilunio, le amiche storiche si riuniscono, ed è un altro di quei casi di benessere totale, tra 5 straordinari esserini che ti conoscono più a fondo di tua madre. Godo al solo pensiero.

 

Sono qui imbozzolata nel sound di Bjork nella mia strettissima stanza rossa traboccante di libri e roba e quadri che mi riportano ai sogni di stanotte, in cui ho stoicamente rifiutato una tentazione proveniente dall’autore del quadro, in nome di qualcosa di più grande. Ricordo sorridendo la sera in cui ho portato a casa il quadro e la sua ambiguità mi ha salvato da spiegazioni imbarazzanti al genitore che chiede “Che cos’è?” E la figlia risponde: “Non vedi pà, è una natura morta con una mela!” quando a ben guardare la mela è un nobile gluteo, il mio.

 

Si prospetta un Capodanno di magnifico compromesso in cui io e il consorte non staremo né coi miei amici né con i suoi, bensì con amici comuni , in una città che non conosco ancora. Se avessi dovuto immaginarlo, non avrei potuto immaginarlo meglio.

 

Mi sento così bene, che non ho più fame.

 

All is full of love

 

You’ll be given love

 

You’ll be taken care of

 

You’ll be given love

 

You have to trust it

 

 

 

Maybe not from the sources

 

You’ve poured yours

 

Into

 

 

 

Maybe not

 

From the directions

 

You are

 

Staring at

 

 

 

Twist your head around

 

It’s all around you

 

All is full of love

 

All around you

 

 

 

All is full of love

 

You just ain’t receiving

 

All is full of love

 

Your phone is off the hook

 

All is full of love

 

Your doors are all shut

 

All is full of love

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