Il 2006 inizia sotto il segno dei cambiamenti.

 

 

Io ho un’elasticità ai cambiamenti minore o uguale all’elasticità del metro di platino-iridio conservato a Sevres. Le reazioni all’impatto sono devastanti, piango ogni volta che ne parlo, non dormo per qualche notte, assumo sudoku, Dylan Dog e libri vari prima di prendere sonno e per smettere di pensare, vago disorientata, mangio poco (MANGIO POCO!).

 

 

Avvengono dialoghi epocali dopo anni, decisioni destabilizzanti e domande senza risposta:

 

 

cosa voglio fare da grande?

 

 

Domanda quanto mai attuale visto che SONO grande.

 

 

Ricevo una sorta di calmissimo cazziatone e non faccio (quasi) una piega, salvo per qualche punto su cui mi trovo in disaccordo. L’accusa in linea di massima è quella di avere poco amore per il posto dove mi trovo. Poca passione. Eppure il contratto l’ho letto bene ma questa clausola mi era proprio sfuggita, forse era in braille. Non basta adempiere alle mansioni, non basta far filare lisce un sacco di cose con il proprio lavoro, non basta essere tranquilli e collaborativi, non basta passarci ore e ore della propria giovane vita, non basta. Bisogna prendere iniziative, essere entusiasti. Prendo appunti per il futuro. Io pensavo che un contratto fosse un dare/avere lavorativo, se si è fortunati, un dare/avere che si svolge in un bell’ambiente rilassato.

 

Insomma il problema è che il mio sogno nella vita, non è fare l’impiegata, e che ciò si è reso traumaticamente palese.

 

Non so più dov’è la ragione e dove il torto, sono parecchio confusa, piuttosto depressa.

 

 

Oggi ho lavorato sei ore. Me ne sono andata quando c’erano ancora tutti. Sono salita in macchina, ho messo in moto, sono uscita dal cancello, ho preso una sigaretta, l’ho accesa, ho fatto un duecento metri. Pioveva a dirotto, come da copione. Ho accostato, ho spento, ho tirato il freno a mano e ho acceso la radio. Poi ho abbassato il volume e ho chiamato L. sperando di trovarla. C’era.

 

 

Ciao.

 

Ciao.

 

Dove sei?

 

A casa.

 

Stavi dormendo?

 

No.

 

Posso venire lì?

 

Certo.

 

E sono andata a piangere al calduccio, tutto il mio disorientamento, e a vedere emergere dal lago delle lacrime, gli isolotti delle idee future.

 


 

Goffo tentativo d’arte concettuale. Come al solito metto foto che nulla hanno a che fare col post. Amen.

 

 

Annunci