La mamma del leprotto amico di Bambi insegna:

se non hai niente di gentile da dire, non dire niente.

 Ora io non sono di quelle che “l’ottimismo è il profumo della vita”, ma se non pensi un po’ positivo (mio dio sto citando Jovanotti, dopo aver citato Bambi), o almeno a 360 gradi e spettro visivo dall’infrarosso all’ultravioletto cos’è che ci stai a fare qui?

 Sono in una fase di mal sopportazione di chi vede tutto nero (in particolare se si tratta di qualcuno di vicino che amerei vedere sereno).

Di quelli che:

          E’ uno schifo.

          Cosa è uno schifo?

          Tutto.  

Mi pare un’affermazione quantomeno imprecisa,  almeno andrebbe definito “schifo”, o meglio ancora "tutto".

Queste persone sono daltoniche. Hanno momenti in cui perdono il senso del bianco e del colore e vedono solo il nero catrame il grigio topo e il marrone fango.

Quando io provo a ribattere che la loro è una visione limitata e non coerente con il loro continuare a vivere lavorare mangiare dormire e fare l’amore, mi si da dell’ingenua.

Come se io non vedessi il brutto che c’è in giro. Non sono imbecille e neppure cieca, lo so che non viviamo nell’Eden e che si annunciano catastrofi dietro ogni angolo (tipo nel 2012, quando i giusti resteranno e gli empi se ne andranno a braccetto in un’altra dimensione meno evoluta, come dicono in tanti compreso l’omeopata della mia prossima padrona di casa), ma ho difetti di vista o c’è ancora del bello? Ho difetti di memoria o anche in passato c’erano pro e contro? Ho difetti di percezione o ci sono ancora cose piacevoli, grandiose, entusiasmanti, dolci, nobili, da fare da dire da mangiare da sperimentare?

Dio santo sembro Pollyanna.

E’ che i pessimisti a tutti i costi mi rendono polemica, tranne quando ci mettono dell’ironia, si fanno sgamare che in fondo sono dei positivi, e si chiamano Dylan Dog.

Nutro sconfinata stima per le persone che ne hanno passate e ne passano di ogni, e ci scherzano su.

Sono probabilmente condizionata a dire ciò dall’inizio di un rapporto “lavorativo” con una persona con molti molti anni in più della sottoscritta, da cui intendo imparare vagonate di stile, dignità e umorismo da anziano gentiluomo.

Da grande voglio fare l’anziana gentildonna ironica e saggia come Judi Dench.

 

Ma molti di voi aspetteranno di sentirmi parlare delle mie colleghe di corso. Birboni.

Passo due giorni a settimana in una stanzetta iper-riscaldata di un hotel a 4 stelle, a stretto contatto con 24 persone. Di cui 3-4 ragazzi al massimo.  

No, non è una gang bang.

E’ un corso di tre mesi.

Alla seconda lezione si materializza il fatidico terribile momento di presentarsi davanti a tutti (“Ciao sono Jun, e ho un problema” “Ciao Jun!”). Dico la mia in quattro e quattr’otto con quelle due strategie messe a punto in anni e anni di panico da discorso. Le strategie consistono in:

         imboscamento mani tremanti tra una coscia e l’altra, accavallate con nonchalance;

         tendine di capelli a coprire gote e orecchie magenta;

         voce innaturalmente stentorea a mascherare eventuali tremori che sopraggiungono postumi.  

Come al solito, finito il discorso, non ricordo una cippa di ciò che ho appena detto. Ma è andata. In tutto questo, ascolto le colleghe snocciolare fior di curriculum, con intelligenza, buona volontà, passione e – udite udite – umorismo e ironia!

Mi innamoro tosto di un buon numero di loro. Metto da parte il senso di competizione e decido che le amo. Mi pongo dunque adorante ad osservarne le fattezze mentre parlano di quella che considero musica: libri, libri, libri, traduzione, editoria, bozze, cultura. Fiori che sbocciano su bocche soavi. C’è quella col profilo da bimba, e il corpo no. C’è quella che non sorride mai e veste come una fiammiferaia orgogliosa, ma che ha una voce elegante e bassa da femme fatale. C’è quella ipercompetente, piena di input, piena di letture, e con una bellezza non ostentata, di quelle che ti fanno venire voglia di scoprirla tu.

 

L’autocensura è una brutta cosa. Mi accorgo di limitarmi nelle descrizioni nell’eventualità futura che il mio URL diventi di pubblico dominio in classe.

Chissà come mai ho di questi timori.

Non mi è mai successo che la lettura imprevista del mio blog mi portasse guai.

Curioso.

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