Il 14 Febbraio, si è sposato Luis Fernando.

 

23 anni, venezuelano di Caracas, che studia lavora e vive a Ottawa, con cui ho condiviso balli, chiacchiere in inglese, italiano e spagnolo e una bella profonda amicizia scattata spontaneamente, e cresciuta indisturbata dalle intenzioni flirtatorie che lui, allora diciassettenne, buttò lì nei miei confronti, tanto per vivacizzare i balli latini e l’R&B che andavamo sculettando nei club canadesi insieme a Caterina e al resto del gruppo giappo-arabo-italo-ispanico-giordano-coreano con cui si faceva la fila il sabato sera fuori dai club con -38 gradi centigradi nel Gennaio di Ottawa.

 

Luis Fernando si sposa.

 

Una sera io lui e Caterina abbiamo condiviso un taxi per tornare a casa. Lo guidava un fumatissimo pakistano che ci chiese allegramente se ci piaceva l’erba, e al nostro prudente diniego continuava ilare a chiacchierare del più e del meno in un anglo-indo-canadese improbabile. Eravamo tutti sul sedile posteriore e sotto casa mia, Fernando mi guardò negli occhi molto molto da vicino alla ricerca di un bacio. Era piccolo ai miei occhi, pur essendo io più vecchia solo di un paio d’anni, ma io entravo nei locali con documenti originali e lui con un ID falso che lo dava per diciottenne, e questo faceva la differenza, senza contare che oltreoceano, mi aspettava il mio ragazzo storico. Ho sorriso e voltato la faccia di quei pochi gradi necessari a trasmettere il messaggio. No, stella, no. Ha sorriso anche lui e io sono rientrata a casa.

 

Pochi giorni prima aveva dichiarato amore folle anche a Caterina, e buon per lui si era già ampiamente fatto una ragione del suo gentile rifiuto. Rivolgere le sue attenzioni a me fu una cosa spontanea visto che noi si era un’entità una e trina. Io o Cathy, che differenza poteva fare? Non la pensava così il caro Majeed, alto, arabo, scuro, possente, con un paio di ciglia lunghe e nere su occhi di inchiostro e con un canotto al posto delle labbra che litigava con me e limonava con lei. Nei club canadesi si moriva di caldo e lui non la lasciò respirare per tutta una serata, lei si stancò presto, ma fece in tempo a comunicarci com’era baciare così tanti centimetri cubici di bocca.

 

Lui era cocciuto e sarcastico e io gelosa come il moro di Venezia. Comunque il loro flirt durò poco e lei fu di nuovo tutta per me e per Fernando.

 

Ce ne andavamo in centro, vicino al Parlamento, oltre il fiume ghiacciato su cui pattinavamo, a chiuderci dentro Coffee Revolution. Negli stretti tavolini, ingollavamo cappuccini e cheesecake ai frutti di bosco. Ridevamo, ci imboccavamo, e Fernando su quei tovagliolini scrisse romantici poemi acronimi con i nostri nomi.

 

Due mesi, soltanto due mesi alla Carleton University e sono tornata con più di un legame ancora vivo. Per sentirmi ancora un po’ lì mi sono procurata il Messenger, e ho messo su i primi contatti che ora sono un centinaio. Fernando non si collega spessissimo ma ogni volta che l’ho incontrato l’amicizia si è palesata sempre attuale. Lui è sempre ugualmente dolce, ugualmente smaccatamente romantico, ugualmente trendy e intraprendente. E divertente. E folle. E idealista. E in gamba e pieno di amici. In questi anni ci siamo raccontati le vite. Ci siamo comunicati un po’ d’anima. L’ho capito, mi ha capito. Mi ha raccontato di essersi scoperto bisessuale e ha trovato in me un orecchio solidale e attento. Si chiedeva come sarebbe stato un giorno dover scegliere tra una sponda e l’altra. Impegnarsi con qualcuno e rinunciare dunque a tutta una parte della propria vita. Cambiava spesso ragazza e si chiedeva se sarebbe stata dura un giorno rinunciare ai suoi interessi maschili per sempre, per una lei a cui dedicarsi. Ha cambiato spesso anche ragazzo, e si è chiesto la stessa cosa, al contrario. Ha perso un ragazzo che amava, portato via troppo giovane. Non so per quanto ha tenuto la sua foto nell’avatar. Per un bel po’ non si è più messo con nessuno. Un’alta densità di vita tutta condensata tra i diciassette e i ventidue anni.

 

E ora, a ventitrè anni…

 

 

“Hi dear, do you know the big news?”

 

“No, what’s up?”

 

“I’m getting married”

 

“Really? Why? When? Where? Who with?”

 

“Really. Cuz it feels right, on valentine’s day, to a gorgeous british-Canadian man named Adam.”

 

 

Congratulations, honey.

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