Mercoledì 15 febbraio 2006

 

 

 

Sono sola in casa e assaporo la sensazione. Prima lo spaesamento, poi la necessità di provvedere al mio pranzo (risolta con panino di mamma dell’altro ieri ancora intonso e senza muffe visibili infilato nel fornetto onde squagliare le fette di formaggio). Poi finisco addirittura le sigarette, ma neanche sotto tortura ora uscirei a ricomprarle. Si tratterebbe di sfilarsi il pigiama (orrore) di darsi una mezza truccata (argh) di approfittarne per fare una mezza spesa (brr) e di affrontare il vento che sferza il lungotevere in questo momento. Naaa. Aspetterò domani quando dovrò uscire per forza per il corso, o qualche anima pia di ritorno a casa che guarda caso si trovi ad uscire di nuovo.

 

Mi sono svegliata a mezzogiorno tanto per cambiare, dopo aver sognato mille cose che ho perlopiù dimenticato. Dovrei prendere l’abitudine di piazzare la moleskine in prima linea vicino al letto, per infilzare i frammenti di sogno sul foglio come farfalle da collezione. Ricordo solo che a un certo punto c’era Rocco Siffredi, però vestito e sorridente, ed era un mio amico. Biondo e pieno di denti bianchi, probabilmente reclamizzava patatine. Poi ricordo che questa casa romana non era più a Roma bensì a Lanciano, in zona 167. Uscivo di casa e c’era una sorta di festa di quartiere, dove conoscevo un fanciullo bello dolce e geneticamente abbronzato. Ci si sfiorava le dita, e infine ci si baciava. Assaporavo il momento e poi fuggivo, ché non volevo storie. Per strada, realizzavo che si trattava di un giostraio, lo vedevo andar via col suo carrozzone multicolore, per sempre.

 

Mi sveglia il mio omino simpaticissimo alle 8.15:

 

 

 

         Ehi ciao amore!

 

         Mmggrr.

 

         Ah ah stavi dormendo vero?

 

         Spft.

 

         Ti ho chiamato apposta, ah ah, oggi mi sento simpatico!

 

         Hm.

 

 

 

Mi decido ad alzarmi, rifaccio il letto, cosa che a casa mi capita di fare solo quando il lenzuolo si è sfilato del tutto e il cuscino è al posto dei piedi. Mi scaldo il latte. Mi lavo sommariamente, e mi infilo di nuovo lo stesso pigiama. Fumo la penultima sigaretta. Mi ributto sul letto a leggere i saggi di Raymond Carver sul Mestiere di scrivere. Zamu se ne torna al paesello e io resto sola. E’ l’una e mezza. Dopo aver raffazzonato un pranzo, guardo Beautiful che non può mancare in un corretto programma di abbrutimento. Lavo i piatti. Mi faccio il caffé. Fumo l’ultima sigaretta mentre faccio una telefonata sul mio futuro abitativo. Poi guardo in sequenza i Simpsons, Una mamma per amica, qualche minuto di Uomini e donne e due tre video di MTV mentre mi inebetisco di solitari e Spider e Freecell, finchè decido che è ora di produrre qualcosa e carico tutta la cartellazza della musica su Winamp in modalità casuale, che mi esordisce con un Moskavalza di Vinicio, che mi ricorda che domenica sarò a Cesena, a vederlo dal vivo col mio simpaticone.

 

Ecco, tutte queste robe scritte così in sequenza danno quasi l’impressione che io oggi abbia combinato qualcosa.  

 

Ozio is not a crime!

 

 

 

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