Tira un vento che si sta sicuramente portando via i gatti. Domani li trovo sepolti sotto una ziggurat di sedie da giardino, ramaglie di potatura, e resti miseri di tutta la flora lussureggiante che mi sono messa a fotografare oggi pomeriggio, fermamente intenzionata a scrivere un noiosissimo post sulla bellezza della natura, nella fattispecie di quella che circonda casa mia.

 

 

 

 

 

Ispiratissima osservavo la montagna lontana azzurra screziata di bianco paragonandola tosto ad una rara orchidea, e ora a mente fredda penso: che ca22o di paragone è? L’ispirazione va colta al volo. Del resto una torna a casa e trova l’Eden, e 20 gradi centigradi. Scusate.

Mi sono fatta passare il soffio mistico andando dall’estetista dove ho cercato di evolvere dallo status di hobbit alto, a quello di elfo non proprio filiforme ma almeno glabro. Ogni volta ostento disinvoltura e resistenza al dolore portandomi un libro, poi tra uno strappo e l’altro leggo al massimo due capoversi. Il tempo che ci è voluto a darmi una sistemata spiega perché il pezzo di fico seduto vicino a me sul bus del ritorno non mi ha detto neanche ciao in tre ore. Non che dovessi farmene qualcosa (L., amore mio, si scherza) ma un Ciao non si nega così. Ma tornata a casa ho convenuto col suo ostracismo, una volta messa faccia a faccia col mio baffo alla Ron Jeremy.

Domani rivedo alcune delle mie donne. Stasera era destino che mi quadrassi il culo al pc su internet, fingendo di partecipare alla vita famigliare, ridendo a caso su Zelig anche quando non ascoltavo. Fuori il vento continua a fare WOOSH sugli infissi e io rido da sola immaginando i tre gatti che passano in volo davanti alla finestra gridando MEEEOW. Sono al riparo, lo so. Sono furbi loro. Se li chiudo in una teca con un topo, loro apparecchiano. Mica come questo qui.

Annunci