Guardare dal finestrino. Sentirmi piccola tra le montagne. I fiori, possibilmente vivi. Tulipani e narcisi. Mangiare quando ho fame. Pop corn e Coca cola. Ridere e far ridere L. e D. davanti a un film scemo. Guidare di notte nelle strade vuote. Incontrare per caso gente che conosco. Cantare “the Skank heads” dall’inizio alla fine guidando, a squarciagola, coi finestrini chiusi. L’anello comprato a Covent garden con L. plasmato da una forchettina d’argento.


 Ricevere una lettera/email. Fare il saldo e scoprire che c’è più di quel che credevo. Sapere dalla luce strana che c’è, che è uscito l’arcobaleno, andare alla mia finestra con mamma, e vedere che avevo ragione. Vedere che mamma a 57 anni si entusiasma ancora per gli arcobaleni. Fare (bene) cose da sola. Comprare trucchi. Comprare libri. Contrassegnarli col sigillo di ceralacca rossa e la mia iniziale. Essere l’unica a sapere una risposta. Essere depositaria di un segreto altrui. Liberarmi di un segreto mio. Essere cercata da gente che mi piace. Giocare ad essere professionale. Il sesso. Le ragazze rosse naturali e belle. I ragazzi belli di colore. Fare egregiamente un discorso in pubblico nonostante l’usuale panico e stupirmi da sola. Vedere che so entusiasmare qualcuno su un libro che mi è piaciuto. Cantare canzoni italiane simil-trash in macchina con Fox sui cd di mia sorella. Le crisi di riso senza motivo. Starnutire. Le calze colorate. Sentirmi osservata quando mi vesto eccentrica. La coppola grigia di papà. Chattare e ridere con Bjx. Fare innamorare. I temporali. Leggere a lume di candela se va via la luce. Fare il bagno al mare di notte. Imbambolarmi davanti al fuoco mentre mi asciugo. Far ridere i miei e le mie sorelle. Tradurre. Leggere in lingua e accorgermi della progressiva facilità con cui lo faccio. South Park. I Simpsons. Elio e le storie tese. “Time of your life” dei Green Day. Le lettere d’amore che ho avuto. I quadri dipinti per me, da A. e da L. Rileggere i miei racconti erotici e trovare dettagli che avevo dimenticato. Innamorarmi. Gli spinaci col burro. Il tartufo, lo speck, i funghi, il gorgonzola. I calamari fritti. L’esistenza di Jeanette Winterson. Fumare sul divano. I piedi dei neonati. La faccia dei miei cani. Incontrare Jordan mentre sono in giro per la mia città. Avere dichiarazioni di stima. L’Earl Gray. Il tè arancia e cannella. Le gallette di riso con la Nutella. Le fragole con lo zucchero. Il cocomero (non dovevo pensarci fuori stagione cazzo). Le ciliegie. Mettermi in tiro in occasioni particolari di fronte a gente che di solito mi vede trascurata. Gli sguardi di chi mi conosceva alle medie (un cesso) e mi vede ora e pensa “Però”. Stare a letto con la febbre per tre giorni e leggere e sudare e dormire e sognare e mangiare brodini e frutta sbucciata da mamma. La soddisfazione con cui esco dall’estetista dopo una sessione dolorosa. Sapere che prima o poi avrò bambini. Farmi accarezzare i capelli, il collo, l’interno delle braccia, da qualcuno che non si stanca dopo due minuti. Il sorriso che L. fa ancora ad occhi chiusi quando lo sveglio con un bacio. Innamorarsi in India. Fantasticare. Raccontare i sogni che faccio. Stupire chi mi sottovalutava. Il sesso inaspettato. Il bhang lassi a Pushkar. Gli afroportoghesi a Lisbona. Il porto a Porto. Le foto che L. mi ha fatto mentre dormivo ignuda a Bilbao. I colori di Cadice e la passeggiata fatta da sola fino al castello con la mostra di Ribeira. Le  volte che Samu mi fa capire che mi vuole bene. I casi di telepatia. Avere due sorelle. Essere nata avendo da mangiare e con una discreta libertà di fare di me quello che voglio. Farmi stupire dal caso (iPod e Winamp perennemente in random). Sedermi in posizioni sopraelevate e osservare dall’alto (muretti, staccionate, balconi). Le Nocchie. I caffè a Ottawa con tre dosi di latte e sette bustine di zucchero. Guardarmi nelle vetrine. Il mio nome e le mie parole su carta stampata. La matematica, la biologia e la chimica. Il mio odore. Le M’n’M’s con l’arachide. Il momento in cui l’aereo si stacca da terra. Il mais tostato. Il succo di pomodoro. Le pesche. Le Daygum rosa. Le Marlboro light. Il sesso quando fuori piove. L’odore di erba tagliata e di terra bagnata. Parlare il mio dialetto. Le ostriche e le cozze col limone. Fare a gara di parole desuete. La Coppa del nonno. Il mio nome. La cassetta con la mia voce da piccola. La mia statura. I miei occhi. Baciare. Mettere le mani in faccia in segno d’affetto. Le pareti rosse di camera mia, e chi le ha dipinte. Le coincidenze. Le canzoni a effetto madeleine proustiana. Gli anglofoni. Le zampette morbide dei gechi e i polpastrelli dei gatti. Topolino e Dylan Dog. Salman Rushdie. Tamara de Lempicka e Dalì. Nightswimming e At my most beautiful.

Scrivere.

Fotografare.

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