Quando ero piccola innocente ed ingenua, avevo un dilemma esistenzial-politico-religioso.
Mi chiedevo:

posto che la Chiesa vuole il bene dell’umanità;
e posto che l’ideologia comunista ha la nobile aspirazione di far star bene tutti allo stesso modo;

perché la Chiesa da addosso ai comunisti?

 

Non la capivo quest’inimicizia. Tanto meno la capivo crescendo in una casa di cattolici di sinistra. Non la capisco neanche adesso, a dire il vero. Forse, di politica, ne capivo di più da piccola.
Più cerco di capirne, ora, più mi pare di vagare in un labirinto.

 

Amici politicamente impegnati mi fanno una capa tanta perché non presto il mio intelletto all’impegno politico. Mi provocano stuzzicando la mia venatura di femminismo. Ma io niente. Non riesco a mettere impegno su una cosa che non riesco a capire a fondo, su una cosa che non conosco abbastanza bene da essere in grado di spiegarla a mia nonna (Cascade docet).

 

Ragion per cui, evito di parlar troppo di politica, ma ascolto sempre a orecchie spalancate.

 

Nel frattempo sto leggendo Pastorale americana, trovando che di tanto in tanto il buon Philip si scriva un po’ addosso, ma non mi azzardo a dire niente di più critico su di lui, che è un magister scribendi.

 

Nel frattempo la singletudine mi indurisce, e per compensare il maschile che manca nella mia esistenza, mi trasformo a tratti in uno scaricatore di porto di Marsiglia, tipo sindrome di Tourette.

 

Ieri tenevo l’ombrello aperto sugli spalti di una partita di calcetto di amici, ché pioviccicava. Dopo un po’ che lo tenevo aperto per due gocce contate, ho detto, con voce roca da grappini e nazionali senza filtro e dialetto dei miei avi: "Mah, mi sò rott lu cazz" e l’ho richiuso.
Sono vicina ad avere un titolo nobiliare.

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