Ehi sono io che comando qui!
Ehi amico, ho avuto giorni migliori.
Ehi, meglio vivere da intollerante che crepare da pacifista.
Ehi, baby, aspettami che stasera ci divertiamo con big Willy e i gemelli.
Ehi.
Ma lì negli States si parla davvero così?
Ma i poliziotti americani sono davvero così?
Perché perché PERCHÉ parlano per frasi fatte?
Ok Spike Lee è sacro, ma i dialoghi da fumetto mi disturbano la visione quasi come la riga verde verticale che ci ha funestato tutto il primo tempo.
Poi per consolarmi almeno scoprono un po’ la faccia di Clive Owen.
Il personaggio di Denzel Washington è un patetico n00b.
Ehi.

(rif. The inside man 
Questa la serata. 

La giornata invece è trascorsa tra pranzi luculliani, spedizioni sui monti alla volta di castello medievale 

 

 

con mostra a sorpresa sul caro Vlad “Tepes” Dracula l’impalatore. Leggende, foto, storia, pipistrelli veri impagliati, note scientifiche, reperti giunti direttamente dalla Romania e un enorme palo nero davanti al quale Davide non può esimersi dal dire “Ehi Jun, eccolo, l’hai trovato!” 

Domani mi auguro di tornare nella capitale, ché ho fatto scorta di domestico da adesso al 2007, ora scapperei volentieri verso un sano distacco, e poi mi manca la Pulsa.
La necessità di un lavoro si fa sempre più pressante [comunicazione di servizio, cercasi traduzioniBARRAcorrezioni di bozzeBARRAeditingBARRAtermosifoni da spolverare], e questa carenza si fa dolorosamente viva quando mi trovo davanti a succulente vetrine piene di gonne svolazzanti e scarpe goduriose.
L’unica cosa che da nullatenenti si può fare per il proprio aspetto fisico, è tagliare sul cibo. La palestra costa, l’estetista costa, i vestiti costano, la cosmesi costa e il parrucco non ne parliamo. Quindi mangio meno e faccio chilometri a piedi, salendo bella sudata sui tram affollati quando mi sono rotta le palle.

Sono da giorni in preda al Piccio. Piccio sta per capriccio e indica uno stato borderline di insofferenza irritabilità noia e scazzo di inusitate proporzioni. La genesi del male di solito è ignota, o inesistente. Ogni tanto, il Piccio viene. E poi se ne va, e finché se ne va, lascialo andare. C’è un limitato numero di persone che tollero quando ho il piccio e ho fatto in modo di passarci più tempo possibile. 
Mi fa male il mignolo. Una ferita non sta evolvendo come dovrebbe ed è gonfia, calda e dolorante. Già mi vedo contare fino a nove (il piccio porta al catastrofismo) ma penso anche che magari mi becco qualche pensione e il contrassegno per il parcheggio. Affogo il suddetto nel Gentalin di modo da evitare la necrosi e prego una divinità qualsiasi.

Continuo a fotografare flora. Faccio macro sulle viole del pensiero e mi sembra di fare ritratti a facce arcigne.  

 

 

Nei tulipani bianchi si sono creati vivai di schifosissimi insetti. Solo in quelli bianchi. Mi tengo alla larga e fotografo quelli neri e vellutati, uno dei quali è nato col capo chino, e una sorta di gambo palmato curvo che si trasforma in un petalo.
 
 

Mi è simpatico perché è diverso, originale e unico. Un po’ come mi capita coi cristiani. 

 

Finiscono queste ferie dalle ferie e ho fatto tutto il fattibile, cinema, mare, 

 montagna, cibo, gente, ozio, solitoposto e bicchieri di vino rosso. 
Ho assoldato giovini virgulti che mi abbracciano e mi fanno grattini a un mio comando, come una star dell’hip hop circondata da giovani bellezze. 

Nella mia riflessione su dov’è che voglio andare a vivere, mi accorgo di basarmi su una osservazione del tutto particolare: i blogger. Paragono gli stili di quelli che leggo, anche se mi mancano diverse testimonianze.

I blogger milanesi sono brillanti, spiritosi, aggiornatissimi, concerti, mostre, gusti musicali cool. Sono molto dolci.
I blogger romani sono particolarmente attaccati alla propria città, sono più adorabilmente sboccati, mi fanno ridere, non solo sorridere, giocano a fare i nerd.
I blogger toscani sono sarcastici e legati alla terra, edonisti e divertenti, colti e allo stesso tempo amabilmente popolari.
Li uso come finestre sull’Italia, mi affaccio sull’Arno, sulla tangenziale e sulla capitale, cerco di capire come ci si sente e che aria tira. Di sicuro è un sistema singolare. Ma del resto è per via blogghesca che ho trovato un tetto a Roma. Splinder come agenzia immobiliare.

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