Nel sogno prendevo la macchina fotografica digitale dalla mia borsa. Cercavo di usarla ma non c’era l’opzione per fare brevi filmati. Era più grande di come me la ricordavo, con meno funzioni, e mi accorgevo che anche il numero del modello era diverso. Capendo che c’era stato uno scambio mi mettevo a guardare l’album per cercare di risalire al proprietario. C’erano foto di Antonio Banderas, filmati indecifrabili e foto di Mad. Mi arrivava alle spalle una furibonda Salma Hayek che me la strappava di mano. Sbraitava insulti e se ne andava con la digitale, e io le urlavo dietro “Non può essere tua, ci sono foto di Antonio Banderas, tu che c’entri!”, lei continuava a sgambettare via sui tacchi alti e io “tanto mi faceva schifo, ha ottomila opzioni meno della mia!” e concludevo con un “vaffxxxxxx culona!”.

A mia discolpa, c’è che sono sotto l’influsso di un cocktail di farmaci antinfluenzali non indifferente.

Questo è il più pacato dei sogni che ho fatto in questi giorni di sonni interminabili in cui la cara coinquilina esce lasciandomi a letto e rientra ritrovandomi a letto, nella stessa posizione.

Ho finito Pastorale americana di Roth e mi inchino al genio.

Roma mi ha accolto a braccia aperte sotto una pioggia di glicini fragranti.

Ieri sera ho azzardato un’uscita ancora convalescente.

Nel centro sociale dove suonavano diversi gruppi c’era internet a disposizione, io li ho guardati con occhio cùpido e Vertigoz scuotendo la testa mi ha detto “Personalitàconfusa non fa mica così, diamine, simula un certo distacco se vuoi essere una blogstar!”.

L’hikikomori è in me anche oggi. Sto sola in casa per quasi tutto il giorno. Dormo il dormibile, scaldo la pasta di ieri sera, giusto perché devo mangiare dopo l’antibiotico. Addirittura, faccio una doccia, tanto per riempire il tempo. Poi, il gusto del pericolo. L’avventura. Il mistero. Da vera scavezzacollo decido di andare a fare la spesa. Ma OMMIODDIO non trovo la Nutella. Decido, stoica, di rinunciarvi, dopo aver constatato che sono in grado di fare con la pancia il balletto che sa fare Homer. Mi dirigo verso le cipolle e rinuncio anche a quelle dopo aver amaramente appurato che la cipolla non è vendibile singolarmente ma solo in comodi sacchetti da una tonnellata. Questo mondo non è fatto per i single, né per chi fa la spesa alla giornata perché non sa se tra due settimane sarà ancora qui. Dannazione.

Espletato rapidamente il rito degli acquisti torno a casa, incrociando lo sguardo di un bel giovine che però – ahimè – non azzarda ulteriori intraprendenze.

Metto a posto la spesa, tiro fuori a scongelare qualcosa di inquietante e non identificato, la cui identità sarà nota soltanto una volta terminato il processo. FORSE e dico forse, è un polpettone. Mi siedo qui, e guardo consecutivamente 6 puntate dei Simpsons.

Non posso fumare, ché ho gli incendi nei bronchi. Però faccio finta, la accendo, tiro senza aspirare.

Sto impazzendo. Già.

Datemi.

Un uomo.

E un lavoro.

Grazie.

(da quando so che mia sorella legge questo blog, l’autocensura è il mio peggior nemico. Cacchio.)

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