PROFUMO – Gianna Nannini

 

Voglio il tuo profumo

Nasce l’alba su di me, mi lascio andare al tuo respiro, mi accompagno con i ritmi tuoi, ti sento in giro, ma dove sei, con tutte quelle essenze che ti dai, non so chi sei, non su di me, sei sempre più lontano

 

Voglio il tuo profumo

Voglio il tuo profumo

Voglio il tuo profumo

 

Dammi tutto il tuo sapore, no ti prego no non ti asciugare, se nella notte hai ancora un brivido animale

Sai di vento sai di te sulla tua pelle addormentata, e mi accarezzo coi vestiti tuoi, ti sento addosso ma dove sei, nella mia stanza calda tu sei tu, stringimi ancora un po’ di più, di più, di più la mano

 

Voglio il tuo profumo

Voglio il tuo profumo

Voglio il tuo profumo

 

Dammi tutto il tuo sapore, no ti prego non ti insaponare, se nella notte hai ancora un brivido animale, voglio il tuo…

 

Tutto il tuo profumo

Dammi il tuo profumo

Voglio il tuo…

 

Mi drogo.

Sono una JUNkie.

Sniffo.

Profumi. Della pelle, non profumi artificiali. Tutte le volte che mi sono davvero innamorata, l’oggetto di turbamento sapeva di buono, sapeva di buono anche sudato, anche dopo quattro giorni al liceo a fare occupazione senza lavarsi, anche dopo aver dipinto le pareti di camera mia per mezza giornata, anche con la polvere dell’India incollata addosso. Credo che l’unica eccezione sia il mio cane, che francamente puzza, ma ci amiamo lo stesso, magari lui ritiene che sia io a puzzare, che ne sai. Intanto il suo è l’unico amore che dura, il che mi fa pensare che dovrei rivedere le mie posizioni sull’equazione profumo = sentimento. Ma torniamo agli esseri umani. Sono sempre più convinta che il profumo sia indice di bontà. Non per niente i santi odorano di violette [parentesi da prendere con tutta una salutare sorsata di scetticismo: mio zio trasteverino mi ha fatto assaggiare un’acqua che conserva da dieci anni, profumata dalla presenza di un sant’uomo che frequentava casa loro. Ero raffreddata e non sentivo niente. Mi ha detto “Bevila, si sente comunque”. Sapeva di violetta].

 

I profumi per loro natura sono effimeri. Vanno colti al volo e se ne conserva il ricordo il più a lungo possibile. Sono tentata di impazzire come Jean Baptiste de Grenouille, e cercare il segreto per distillare il profumo di un essere umano. Io li distillerei, i miei amori. Li  bollirei in un paiolo collegato ad un alambicco, che gocciola l’essenza in una boccetta, la chiuderei e me la porterei in tasca. In questo modo potrei anche non aver più bisogno di cercarli, quando loro non mi vogliono più. Mi basterebbe estrarre le boccette, ed annusare. Spruzzarmele sul cuscino, sulla sciarpa, sui polsi.

 

Perché quando mi innamoro di un profumo, poi ne sento la mancanza. Quando riesco a riaverlo anche per una notte sola, vado in iperventilazione a forza di annusare per non perdere neanche una molecola. Tuffo la faccia negli incavi del collo, sul petto, nel palmo delle mani. Nei capelli. Mi emoziono, mi viene l’aritmia, altro che crack. Ho fatto le tre di notte a sguazzare felice in un profumo, baciandogli i tatuaggi.

 

C’era una volta una mendicante. Sedeva sempre allo stesso posto, lungo una strada. Un uomo passava di là tutti i giorni, e tutti i giorni le lasciava una monetina. Lei ringraziava. Così ogni giorno. Una mattina l’uomo non aveva monete ma non voleva passare senza lasciarle nulla, allora prese una rosa e gliela donò. Il giorno dopo la donna non c’era. Così il giorno dopo ancora. L’uomo si preoccupò, finché una mattina non la trovò di nuovo al suo posto. Si avvicinò e le chiese:

– Di cosa hai vissuto in questi giorni?

– Ho vissuto della rosa.

 

Ieri notte ho avuto una rosa. Ne sto ancora vivendo. Sono tornata a Roma e con uno sguardo Pulsa mi ha detto “hai avuto quella rosa” (in altri termini meno aulici).

Colgo rose con gratitudine e senza aspettative, le annuso finché durano.

Arriverà la rosa da piantare per farne un giardino, ma non ho fretta.

 

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