Non bloggo dalla notte dei tempi. Tra le tante preoccupazioni che affollano la vita di una disoccupata – tipo trovare il coraggio di fare il saldo invece di sperare che i pochi risparmi inizino un processo di mitosi e si moltiplichino – tu guarda se devo sentirmi anche in obbligo di aggiornare il blog.

La mondanità mi sta fagocitando. Se non consideriamo un paio di giornate interamente spese nella coazione a ripetere dei soliti solitari Spider a quattro semi, lungo queste settimane si è snocciolata una serie di impegni che saltano fuori così, hop, quando pensi “Ma sì, stasera me ne sto a leggere”. La casa è un porto di mare, pare il quartier generale dell’hospitality club, entra uno, esce un altro, esce l’altro e eccone un’altra, un ospite a me, uno a te. Amiche in crisi sentimentale che vengono a farsi il weekend sabbatico, amici con workshop e conferenze da frequentare che cercano un tetto accogliente e fugace e trovano un matrimoniale su cui stendersi a quattro di spade mentre io e la Pulsa si dorme insieme nell’altro, compatibili e pacifiche ormai come una coppia di ottantenni alle nozze di diamante. Non fatevi tentare: chiunque venga qui ospite, prima o poi viene condotto a mangiare dal macrobiotico. È il prezzo da pagare, l’iniziazione. Se invece uscite con me, garantisco pizze e fiorentine. Tra un’ospite e l’altro ho più o meno completato la (breve) serie di case editrici da cui progettavo di recare il mio culo pesante per depositare la preziosa busta contenente i miei dati, le mie aspirazioni e soprattutto i miei recapiti per farmi avere del denaro in cambio di un’occupazione.

Sulla lunga strada verso la E/O (casa editrice di Jean-Claude Izzo, e un mio caro piccolo lettore lo ben sa), sul caro tram 19, mi trovo davanti la signora Pina Fantozzi in carne, ossa, camicione fucsia, capello corto tinto rosso e faccia stralunata. Milena Vucotic, o come si scrive. In persona. Lo interpreto come un buon presagio e vado a bussare alla E/O piena di belle speranze. Quando vado via, sono così piena di belle speranze che decido (rompiamo subito la suspence: invano) di restare nei paraggi a leggere un po’ su una panchina nel caso la canuta e sveglia signora che ha accolto e subito aperto la mia busta, volesse subito chiamarmi, rapita dal mio CV pieno di esperienze da cameriera, da hostess, da standista, da insegnante, da traduttrice, da segretaria, pieno di viaggi studio e millantate capacità relazionali e di lavoro di gruppo. Perché non posso scrivere sul CV quanti libri leggo l’anno o quanto sono in grado di rompere i coglioni (che il correttore di word mi cambia in CIGLIONI) sulla correttezza di testi e punteggiature, o il fatto che casa mia è la biblioteca delle mie amiche, che vengono, prelevano, leggono e restituiscono? Non c’è un premio fedeltà per la letteratura? Una raccolta punti? Con 100 libri, ti passiamo un giro di bozze, con 200 puoi fare il caffé all’editore, con 1000 punti, 100 euro di tasca tua, e una certa disponibilità ad inginocchiarti sotto le scrivanie, puoi fare uno stage da redattore.

Ottengo con le lacrime agli occhi dalla commozione delle prove di traduzione, inglese e francese, su cui mi tufferò con la passione di San Girolamo per la Vulgata, che se dio, buddha, allah, rael (rigorosamente minuscoli, chè non cerco guai) vorranno, mi frutteranno la mia prima vera traduzione. Sono disposta a fare dei voti. Tipo, che so, non mangio semi di zucca per un mese. Sarà facile, quelli che avevo in casa se li è finiti il Dr Psycho in due giorni di permanenza.

Ho passato il pomeriggio svaccata in un giardino seminterrato di una casa abitata da un salernitano, un barese e due californiani, in occasione di un fantastico barbecue col californiano (da manuale, di San Francisco, petto nudo, biondo, ricciolo da serafino, occhione blu e sorriso in cui si specchiano le onde da cavalcare) perfettamente a suo agio nel ruolo di chef de cuisine. Hindu e musulmani mi lapiderebbero. Sono andati via come il pane e con il pane alcuni vitelli e un paio di maiali, accompagnati da melanzane e peperoni, birra e fiumi di vino rosso. Portare le mie viziose membra fino alla metro non è stato facile e ancora meno lo sarà adesso alzarmi dal divano, infilare i jeans e andare in piazza della Repubblica, ché si va a vedere lo stramaledetto Codice, in versione originale, secondo la logica del “se è la scemenza che immagino, almeno mi alleno un po’ con l’inglese a bocca chiusa di Tom Hanks”.

Annunci