Sono andata a ricaricarmi di positive vibrations in un casolare toscano in mezzo ad una massa danzante di scellerati inter-railers provenienti da tutta Italia, isole comprese. Esco sempre rigenerata da questi megaraduni annuali, e anche il mio tasso di alcolemia cresce felice.

Il tutto è cominciato con un’infausta defezione che [brutto stronzo] mi ha letteralmente tagliato le gambe [nota per l’interessato: se hai voglia di farti perdonare comincia ad inventarti qualcosa di molto grosso e sorprendente, altrimenti puoi andartene cordialmente affanculo, ed è un peccato, ché finora eravamo andati così bene. Probabilmente non hai capito quanto mi hai ferito. Hai presente una bambina di sei anni alla recita di scuola che vede arrivare i genitori di tutti tranne i suoi? Ecco, siamo lì]. Urlo e singhiozzo al telefono sulla collinetta sferzata dal vento, unico punto con una briciola di campo, già che ci sono fotografo il tramonto

 mi asciugo gli occhi e torno dentro con passo feroce diretta e decisa verso il vino, finché non ricordo nemmeno più perché piangevo.

Il resto dei giorni trascorre felice tra vivande e libagioni, tra trenini e falò, filmati e fotografie, sacchi a pelo e rondinelle e carne alla brace e calderoni di pasta.

Torno a casa dalla mia femme, stanca e felice e rimando al giorno dopo la ricerca del lavoretto serale.



Passo la serata con la Pulsa Family al completo e conosco la fantastica sorellastra californiana di Pulsa, rossa, alta, sottile e spumeggiante, cantante di un duo che spero approdi presto in Italia, e di cui consiglio il download se li trovate (si chiamano Bitter:sweet).

Il giorno dopo invece mi riserva la sorpresa più esaltante di quest’anno nefasto: la telefonata. LA telefonata. Quella che mi dice “Ciao, abbiamo visto la tua prova, quand’è che passi di qui a firmare il tuo primo contratto per il lavoro che sogni da una decina d’anni a questa parte col tuo nomino sotto il titolo e l’autore?”.

Mi preparo saltellando, mi tremano le mani, abbraccio la Pulsa, esco di corsa, ho un paio di stelle al posto degli occhi e vado ad assumere il mio primo incarico, con tanto di “Benvenuta a bordo” e stretta di mano dal Boss Supremo.

Habemus traduzioneM.

Ho firmato per la mia prima traduzione.

Sono radiosa come una neomamma.

Ora va, che devo lavorare.

(yuppie)

 

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