In occasione dell’uscita del libro finalmente s’è fatto fuori l’Amarone.

Era lì che aspettava da mesi. L’abbiamo illuso più e più volte.

– Lo stappiamo quando finisco di scriverlo!- Diceva la Pulsa.

E non lo stappavamo.

– Lo stappiamo quando esce dalla tipografia!

E ci dimenticavamo.

– Lo stappiamo quando esce in libreria!

Ieri è uscito in libreria. Ci stavamo mettendo a tavola lei con l’insalatona coi cipollotti e le seppie e io con i miei cannelloni mum made, e abbiamo sentito in un angolo il PSST del Masi, a ricordarci i buoni propositi.

Che bontà. In un impeto di generosità si è invitato il Vertigoz a far fuori l’ultimo paio di bicchieri finché era in tempo.

Per dire, io ho la mia copia con dedica, oltre a nome e cognome tra i ringraziamenti. La dedica inizia così: “A Silvia: uhm, mi sa che l’ha già detto qualcun altro”. Ah anche il melone e gli M’n’M’s all’interno della prima di copertina sono i miei. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.

 

Io invio CV, faccio colloqui, faccio cose e vedo gente.

Invio CV:

Un annuncio su un sito di casa editrice recita praticamente: “Jun, tu che possiedi questa, questa e quest’altra competenza, perché non ci mandi il CV?”. Glielo mando. Che se gli altri due sono stage, per quanto affascinanti, per quanto in case editrici che amo, questo è un lavoro, e la differenza tra un lavoro e lo stage è che con il lavoro ci faccio la spesa.

Faccio colloqui:

Per dire, una domanda scherzosa della dama che mi illustrava il suo stage davanti ad un caffé è stata se ero di famiglia ricca, a significare che di retribuzione non se ne parla fino al 2010. Comunque non c’è ancora nulla di certo e io continuo ad esplorare.

Faccio cose:

Intanto traduco il mio libercolo e mi tocca fare i conticini in colonna per le equivalenze metriche, che il libro è australiano e mi parla in inches, feet, pounds e stones e io invece devo sapere quanti centimetri separano gli occhi di uno squalo bianco. Quando non mi serve, Word mi appioppa gli smart tag, che io regolarmente rimuovo, ché quella finestrella mi da noia. Stavolta che mi farebbe proprio comodo lo smart tag delle equivalenze metriche, non fa il suo dovere e non capisco perché. Maledetto.

Vedo gente:

Mentre ero sulla metro col caro redattore di Toilet, dalla porta davanti alla mia faccia entra tale C. Riconoscimento, stupore, abbraccio, sigla di Carramba. Ci siamo visti l’altro ieri sera, ma a Lanciano davanti alla Caffetteria, per cui lo stupore è causato dalla seguente serie di coincidenze:

due concittadini di un posto che fa quarantamila abitanti

che sono amici, più o meno coetanei

che proprio in quel momento

a Roma che non è come dire Aci Trezza

in quel vagone

da quella porta

laddove uno di loro risiede di solito a Milano ed era a zonzo dopo una puntata da Antonello da Messina

si incontrano.

Riconoscerete che è una coincidenza di un certo livello.

 

Sono tornata a Roma con uno zaino carico di provviste che pesava come le mie sorelle più il cane, perché si sa che le mamme sono più propense a farti la spesa che a omaggiarti di liquidità, che così sono sicure che mangi e che non ti ci vai a comprare la droga. Lo zaino conteneva in ordine sparso TonnoSimmenthalNocchieCiocchiniMortadellaCaciottaSpeck
CalamariCozzeSpezzatinocoipiselliRollèConLeCaroteEL’Uovo
MaisTostatoMaisDolceTreBananePacchettidiRingoCioccolata
DieciCannelloniRicottaespinaciPestoallasicilianaPestoallagenovese
SugoalleoliveSugodicarneCacciatorinoPhiladelphia
CubettidiPancettaCubettidiProsciuttoPannaAliciSott’olioFatteInCasa
PrezzemoloEbasilicoFresco.

Non so voi ma io le mamme meridionali le adoro.

 

La notte, quando ho messo a letto la Pulsa e ho chiuso le imposte, prendo sigaretta, accendino e posacenere e mi siedo sullo scalino d’ingresso, quello che dà sul cortile, quello che dà sulla luna, a una certa ora, che sgomita dietro il reticolo delle antenne. Mi siedo e fumo e ascolto il cr cr della carta che brucia e il lungo huuu delle labbra che soffiano. Mi viene in mente quando facevo pausa in ufficio e fumavo appoggiata alla porta del magazzino, fissando il parcheggio, convinta che nulla sarebbe mai cambiato. Spegnevo la sigaretta e tornavo dentro.

Spengo la sigaretta, chiudo la porta, e traduco un altro capitolo.

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