Faccio lavori che mi costringono a concentrarmi e mi insegnano cose che non sapevo, che mi costringono a prendere il dizionario, a spremere google e wikipedia, a sapere di preciso che significa Schadenfreude (godere delle altrui disgrazie), a scoprire nomi di piante neozelandesi, ad assimilare parole come diade o teandrico, a sapere cos’è il Ragnarok nella mitologia nordica… e ho la piacevolissima sensazione di aver ricominciato a studiare. La spugna del mio cervello si inumidisce di nozioni e mi godo il fresco, parole dal significato appannato diventano nitide quando ci passo su il Vetril dello Zingarelli, facendomi scendere dal piedistallo del mio lessico elaborato e abbassare la testa a ricevere nuovi tocchi di “spirito santo”. Avere voglia di imparare mi pare l’ottimo presupposto per fare la stagista e stringere i denti mentre non ricevi un soldo. Continuo a galleggiare in un limbo, i due stage ancora sospesi, il colloquio di lavoro ancora sintonizzato sul “ti facciamo sapere”, e ho passato l’ultima settimana a casa da sola, con la Pulsa in tournée, a svegliarmi presto la mattina e alternare i tre lavori che ho sottomano, traduzione, revisione di traduzione, stesura di biografia. Giornate lentissime chiusa in casa col condizionatore, senza uscire per il caldo, se non al calar della notte per buttare la spazzatura con aria furtiva come se nei sacchi neri portassi un cadavere a pezzi. Di tanto in tanto una birra in un posto all’aperto costellato di cani e gioventù sinistrorsa, dove mi sento in perfetta armonia col cosmo, con A. che mi salva dalla reclusione insistendo per farmi uscire. Altrimenti, invito gente a casa, minimo sforzo, massimo risultato, e mi faccio anche portare le sigarette, il kebab, la birra, offrendo in cambio frutta, semi di zucca, condizionatore e compagnia. C’è chi mi fa lunghissime telefonate, a me che di solito il telefono non lo sopporto, ma di notte assume la piacevole connotazione di qualcuno che si addormenta con me, dandomi un bacio in fronte.

Ho poca voglia di scrivere, le cose più significative di questo periodo stanno meglio dove stanno, nella mia testa, al sicuro.

Qualcuno mi ha detto che sono piena di cose buone.

Io, che ne ho bisogno, ci credo.

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