Il bastone:

La V. mi scrive “Grazie del tuo lavoro aggratis di revisione su cento pagine di romanzo, non te la sei cavata malaccio, ma abbiamo scelto un altro schiavo per lo stage. In bocca al lupo per tutto, tante care cose, baci e abbracci.”

 

E le carote:

 

Carota 1: Vado a fare la spesa con mamma. Indosso un labbruccio triste e protruso, lo abbino ad un occhione da gatto con gli stivali e blatero vaga unendo le punte degli indici: “Non ho più niente da mettermi…  mi sta tutto corto… mi spunta la panza dalle magliette… sono triste e squattrinata… “. Mi conquisto così sapientemente una congrua quantità di magliettine, da tre, cinque, al massimo dieci euro, ché non sono una sfruttatrice, mi basta il pensiero, mi basta, a me, come i bambini, mi basta un ovetto kinder, mica voglio l’ovone della Lindt.

 

Carota 2: Il tutto al mercato, e vi ricordate chi c’è al mercato? Ebony che mi aspetta barricato dietro le sue borsette fake. Mi dirigo impettita alla sua trincea, nella mia gonnellina di jeans e maglietta a righe nuova fiammante – ché è da quando avevo sei anni che non avevo una maglietta a righe e mi pare di essere tornata alle elementari – e mi fingo desiderosa di borse. Ne afferro una ostentando vivo interesse e chiedo se si può allungare il manico per portarla a tracolla (e solo ora colgo una vaga ambiguità nella mia domanda: si può allungare il manico? Ma certo, prego, fatti sotto!). Lui sorride dietro i Ray Ban dall’alto del suo metro e novanta e passa di luccicanti fasce muscolari brunite, mostrando la costa d’avorio tra le labbra equatoriali e mi dice che sì, si può allungare la tracolla, e mi prende la borsa dalle mani sfiorando per breve interminabile attimo le mie frementi manine eburnee. Mamma mi spalleggia e fa conversazione mentre contratta il prezzo della borsa, e per dire qualcosa di me monta lo spettacolino di lei che mi fa il regalo perché io sono romanticamente bohemienne  e in cerca di lavoro a Roma e tu invece di dove sei – io sono du Senegal – e com’è da quelle parti – a parte la pauvreté, molto bello – ok allora facciamo venti? (mamma non si fa commuovere dalla pauvreté) – venticinque – ok – allora ciao, buona giornata – ciao – *sorriso* – *sorriso*.

Volteggio via agitando il gonnellino e sospirando sulla sua voce che risuona come il ghibli smuovendomi tutte le dune.

 

Carota 3: vedo l’occhio della mia coinquilina nella vetrina del mio beneamato libraio.

 

Carota 4:

 

Mare1.

 

 

Mare2:

 

 

Mare3:

Mare4:

 

 

E qualcuno che mi aspetta sempre:

 

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