TU mi chiami tutti i giorni più volte al giorno, le ricariche sfumano, e non sai neanche spiegarti perché, e non mi hai mai visto, se non in foto (e che foto), e non ti ho mai visto, se non in foto (poche).

TU invece vieni a casa mia quando te lo dice la testa, mi leggi delle cose con la tua bella voce, incassi la contropartita, te ne vai, giovane vampiro.

TU quando hai casa libera mandi un succinto sms, “da pranzo in poi sono solo a casa”, e tutto il resto è sottinteso, perché mi conosci bene e devi solo aspettare il campanello della porta.

TU sei venuto a casa mia con un amico per una serata senza sorprese particolari e poi invece sei rimasto a mangiare ciliegie fino a tardi prima, e a bere il caffè del mattino poi.

TU sei nato quando io stavo finendo l’asilo, e non lo avrei mai detto da come usi le parole e la macchina fotografica, e per due notti abbiamo corso fino alle quattro del mattino su msn sui binari incandescenti dell’immaginazione.

 

TU non vedo l’ora di vederti (e grazie, perché sei inciampato in un paio di serate drammatiche e non sei scappato).

TU sei un gioco, e io sono un gioco, e va bene così.

TU sei un vizio, come quella sigaretta di troppo di cui credi di avere voglia e poi invece ti lascia il mal di testa.

TU sei stato una sorpresa ma non è detto che ce ne siano altre.

TU per averti parlato quasi solo di notte, è come se t’avessi sognato. Persino il tuo file della cronologia è danneggiato e non leggibile. Forse ho sognato davvero.

 

IO, mi sento la marchesa de Merteuil e invece qualche volta sarebbe bello essere Cécile de Volanges.

Mi sembra di avere cent’anni di disillusione.


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