Come non omaggiare di un post l’incauto, misterioso avventore che ha cercato su google Fiammiferaia bisessuale e si è ritrovato in questo locus amœnus? Ora CE lo cerco anche io e vediamo cosa succede: succede che sono il quarto risultato. Google premia la mia costanza nel ribadire il mio orientamento e lo stato miserando del mio conto in banca, ed eccomi là ad impersonare la piccola squattrinata ambigua. Soddisfazioni. Anche la chiave “i tacchi di mia sorella” non è affatto male. Non sono niente di fronte a quelle imbattibili di Vertigo, ma sono soddisfatta lo stesso.

Il falò è andato così: per sessanta minuti sessanta sono stata al cellulare con il telefonatore mascherato che monologava mangiando manzotin alle due di notte mentre io guardavo per aria, mi facevo passare birre e cicchini e lo interrompevo solo per dire: “DIECI!”, o “UNDICI!” e via di seguito (le stelle cadenti), mentre facevo grattini tra i capelli del giovane Taz ubriaco e umidiccio di acqua marina che riprendeva lucidità appoggiato alla mia spalla.

A Roma, alla fine dei conti, non ci sono tornata. Ci farò degno ritorno dopo ferragosto.

News sparse: dal 23 al 30 sono la guest blogger di Grazia. Non dormo la notte al pensiero di cosa mai ci scriverò, io nota indefessa grafomane auto-referenziale. Non posso indulgere nei meri fattacci miei su una testata pubblica. Di cosa mai parlerò? Farò probabilmente come si fa quando si racconta di sé fingendo che invece no: “Sai, una mia amica l’altro ieri…“ Ora vado in spiaggia e faccio un sondaggio d’opinione.

Il dodici è il mio compleanno. Lo ribadisco e tosto vi suggerisco l’associazione di idee con la discreta esistenza su questi schermi del bottoncino Paypal (oramai ho fatto mia l’arte dell’accattonaggio).

Ora scusate ma in un impeto di disistima vado a dare una bella sgrossata alla scatola di strisce Veet per levigarmi le braccia, che il braccino levigato aiuta, quando ti senti un sovrappeso cesso a pedali, e la tua carissima amica ti ribadisce più volte che “Eh, insomma, tipo l’anno scorso tornata dall’India stavi bene!” (dopo  tre settimane a riso e verdure con i crampi allo stomaco da batteri in festa, ci avevo lasciato quattro chili di Jun, in giro per l’India). E i baffi, prima che qualcuno mi appelli “Buon uomo, scusi!”.

Prima o poi la lancio la campagna in difesa del pelo superfluo. Non si può vivere questa eterna battaglia senza vincitori né vinti. È come cercare di svuotare il Titanic con un ditale da sarta. E nella vita devo già pensare a un sacco di altri problemi. Tipo essere ricondotta da google ad una fiammiferaia bisessuale.

 

P.S. Se ve lo state chiedendo, ma anche se non ve lo state chiedendo, vi illumino su cosa stanno cercando da un po’ di giorni le decine di indiani che giungono qui da google.in immagini: cercano il rakhi. In questi giorni si celebra il rakhi festival, festa durante la quale le sorelle regalano ai fratelli un braccialetto colorato in segno d’affetto. Su questo blog, c’è la foto del rakhi che una ragazzina di Jodhpur, Pragya, regalò all’amore della mia vita in carica all’epoca. Fine della delucidazione.

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