E allora, se è così, comincio a scrivere senza sapere di cosa scriverò. Perché non posso svegliarmi e pensare cosa scriverò mai e uscire la sera e pensare ma cosa ci posso scrivere?

L’ispirazione è una brutta bestia e io a volte non la riconosco neppure quando bussa, e le dico No grazie, ce l’ho già l’aspirapolvere, a volte sono là su un treno che guardo i prati sfrecciare fuori e inizio a scrivere in testa milioni di cose, milioni di idee, cerco di frenarle, di metterci un semaforo e fregarle per un attimo, è rosso, stop, per avere il tempo di prendere la moleskine e la penna e infilzarle al foglio prima che scatti il verde. Ma poi, vedi, si finisce sempre per parlare di sé, di sé, di sé, sempre in prima persona e il fatto è che io sono una pedante e non parlo mai di niente su cui non mi ritenga mediamente competente, e uno dei pochi argomenti su cui posso definirmi un’autorità senza tema di smentita, sono io.

Ne convengo, non è un soggetto di interesse universale.

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