Roma plumbea e pioviccicosa. Indecisa. Un po’ di sole e un po’ no. Un po’ di vento e un po’ no.

Ma poi che ne so io che non sono uscita per niente?

Chiusa in casa da diversi giorni, mangio dormo e lavoro e assaporo ancora, che ci ho preso gusto, l’attesa del ritorno di quello che già aspettavo e che sì, ho visto, e di cui però non starò qui a parlare, no no, che ogni tanto potrò tenermi una forchettata di cazzi miei per me, no? Dico solo: Emozione. E Silenzi (miei), come al solito. Dico anche Notte, e Binario 1 di Termini


e Parole e Fermate dell’autobus, e Io che abbasso gli occhi e non reggo lo sguardo fisso, e sapete cosa vi dico? Bellezza.

E poi non dico più niente.

Sono stata a vedere Profumo, e mentre tentavo di immaginare man mano l’odore di trenta chili di rose o della pietra calda o del collo di una vergine rossa, sentivo solo quello del felafel e dei baklava che stavano ai miei piedi in una busta aspettando di essere mangiati, il che ha compromesso un po’ la poesia del tutto. Come succede nel novanta per cento delle trasposizioni cinematografiche, il pensiero è questo: il libro è meglio. E il film ne è una onesta ma pallida emulazione. Mi godo il ritorno a casa da passeggera a cavallo di uno scooter, appoggiando beatamente la schiena al bauletto e facendomi venire i lucciconi davanti alla maestà del Colosseo (e alla santità del cuppoloneeeeeee). Il mio chaperon mi annusa il palmo della mano sostenendo che la sottoscritta sappia – oltre che di Camel light – di legno e di gatto. Ecco, questa cosa del gatto mi perplime un po’.

Anch’io sono un po’ plumbea. Dormo parecchio e sogno di brutto. Economizzo soldi e energia vitale, aka mi muovo il minimo sindacale.

Sogno gattini neri con la pancia rossa che si chiamano Elia, sogno di tirare su le sedie sui tavoli in un ristorante mentre mi chiedo se mi pagheranno, perché ci sono andata di mia volontà, sogno di stare in barca e di mettere un piede nell’acqua azzurra e sogno L. che invece si tuffa con tutti i vestiti.

Ho voglia di domeniche pomeriggio autunnali nel letto con qualcuno a dormire, fare l’amore, guardare divx e leggere finché non cala la notte e sale la fame e si esce come i cavernicoli a cacciare gazzelle, rincoglioniti, felici e con l’aria placida e la pelle distesa.

Se puoi sognarlo puoi farlo, diceva quel pervertito di Walt Disney.

Devo leggere tutto ciò. Non è fantastico? Lo è. Devo leggere tutto ciò per lavoro. Capito? Io leggo, e in cambio mi danno del danaro. Dev’esserci qualcosa sotto. Non mi fido.

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