Lo so, non scrivo da dieci giorni.

È che sono dannatamente triste.

Faccio cose curiose. Mi ritrovo in strane, affascinanti situazioni. Un invito, una bottiglia di Est Est Est, una cena, un terrazzo, una lumaca sul davanzale, occhi grandi e scuri, occhi strani e castani. Resta qui. Sì, resta. Un letto, grande. Fisso il soffitto pensando a com’è paradossale che io sia qui. E passo ore combattuta. Destra, sinistra, centro. Mi giro e mi rigiro. Piedi gelati. Ma ho caldo. Per terra ci sono vetri rotti. Non ho sonno e ho gli occhi sbarrati al buio. Annuso l’aria per carpire il profumo. Fianco sinistro. Silenzio. Solo il suono del respiro. Non lo so bene cosa succede e perché, ma succede. E poi un silenzio più pesante, e una barriera di spalle in faccia. E poi è giorno e io non ho dormito e sono sul fianco destro. Pelle bianca, un millimetro alla volta. Baci buoni. Capelli neri tra le dita.

Stranissime situazioni, dolorose a posteriori. Mi ostino a dare testate contro porte chiuse. Nutro speranze che dovrei lasciar morire di fame. Nel frattempo, succedono piccole cose belle, ma nel momento sbagliato e soprattutto il luogo, ah, il luogo. Non sbagliato ma…  complicato.

Eppure lo voglio.

E quindi non devo più vederlo.

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