E poi però tu , e quelle braccia duredure e tutte quelle ossa lunghelunghe che hai da nudo di Schiele, hai sempre il sapore di un ritorno a casa, e se hai deciso che mi trovi triste e che vuoi farmi stare bene, cazzo, ci riesci. Oh se ci riesci.
Senza smancerie e senza stronzate cerebrali. Fa freddo e allora tu stringi più forte.
Finiamo a dipingere la faccia di Jack Nicholson con lo stencil in giro sui muri alle tre di notte.
Il 2 novembre del 2002 mi hai chiesto di uscire mentre alzavo le sedie della pizzeria sui tavoli. In questi quattro anni ho pianto (molto) ho riso (poco) ho goduto (da morire) e ho sofferto (da morire) e mi sono strappata i capelli e quanto ti ho amato. Mi ci sono rassegnata, così sarà sempre. E non è che dico “sempre” con leggerezza.
Anche se in questa forma episodica e imprevedibile, non ti sei spostato di una virgola dal podio di importanza che hai per me. Su di te non ci posso contare ed è per questo che quando ci sei, è così bello.

Annunci