Il titolo è esplicativo.

Lo so che non scrivo.

Il fatto è che lavoro, o meglio, sto in casa a fare cose che non vengono pagate o che comunque non portano pane a casa, e se non sto in casa sto in giro a portare CV e anche se sono qui a non fare niente, normalmente sto preoccupata e ansiosa a guardare – per dimenticare – puntate di Grey’s, Dr House, The L word, con una tazza di earl grey e una sigaretta a ponzare sul mio incerterrimo futuro pieno di spazi da riempire come gli esercizi Filling The Blanks per il First Certificate.

 Mi serve un lavoro, io lo scrivo anche qua, ché non si sa mai, un lavoro part time per avere anche tempo per il libro che devo tradurre e per continuare a insinuarmi nel magico e squattrinato mondo dell’editoria. Un lavoro part-time che non coinvolga bambini (no baby sitter), né insegnamento (no ripetizioni), né call-center (preferisco vivere e odio parlare). Vanno bene librerie, reception, tavoli da servire, traduzioni, segreterie varie, che a fare la segretaria, checché se ne dica, sono brava. Però part-time. Ho ventisette anni e ho una discreta presenza. So un sacco di lingue. Sono alta e faccio la mia porca figura, quindi volendo anche la hostess di eventi va bene. Sono timida a morte, per cui i lavori manuali in cui non devo parlare con nessuno vanno bene lo stesso, anzi, sono preferibili. Il tutto, a Roma. Preferibilmente, piuttosto centrale, nei dintorni di San Lorenzo, perché sono a piedi e non posseggo neanche una bicicletta.

 La mancanza di lavoro è strettamente correlata alla mancanza di pecunia, io stavo pensando di vendere le mie scarpe vecchie su ebay ai feticisti ma mia sorella Davide quando lo dico mi guarda storto e mi dice di fare la persona seria. Oppure di comprarmi un completino di latex e diventare una mistress, andare a frustare assicuratori e dirigenti masochisti che non possono toccarmi pena il battipanni, dare ordini, puntare tacchi sulle schiene, cose così. Anche su questo il mio amico Davide ha parecchie riserve. Chissà perché. Eppure è roba che paga benone. E la frangetta da Bettie Page ce l’ho già.

 Dopodichè viene la mancanza di automobile, che è secondaria perché tanto stava a casa in abruzzolandia, ed era quella che dividevamo io e la sorellanza, senonchè la sorellanza è finalmente entrata di diritto nel fantastico mondo del lavoro stabile e si sta comprando una macchinina tutta sua, per cui quella che avevamo in comune, vedendosi tagliati i viveri, viene data via, e Jun rimane a piedi.

La mancanza di casa. Devo andare via da casa della Pulsa, visto che questa convivenza in due in un monolocale, giustamente partita come una soluzione temporanea, va avanti da marzo. È ora di lasciare, a malincuore, il nido. Ma se dio vuole ho già trovato una dolce alternativa.

 La mancanza di uomo (o donna che sia)…  Bah. Stendiamo un velo pietoso. Con tutte le mancanze precedenti, secondo voi sto a pensare a queste futilità? Se arriva, bene, se mi trova anche un lavoro, ancora meglio.

 

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