Ho mangiato un corbezzolo.

Voi l’avete mai mangiato un corbezzolo?

Io sì, oggi.

 

Davanti casa mia, oltre a un numero imprecisato di alberi, pini, fichi, ulivi, edera, cani e gatti, c’è un alberello di corbezzolo, che sta producendo i suoi grappoletti rossi. Il corbezzolo è questa palletta rossa, grossa come, che so, un capezzolo di medie dimensioni, non a caso corbezzolo e capezzolo fanno anche una bella rima corposa. La buccia è tutta rugosa e bitorzoluta che sembra abbia la pelle d’oca e ne ha ben donde, visto che fruttifica d’inverno. Tu poi la mordi, questa buccia che vorrebbe intimidirti facendo finta di avere le spine, e dentro c’è questo cuore giallo e cremosino, appena appena dolce, dal sapore simile alle giuggiole.

Voi le avete mai mangiate le giuggiole?

Sono più belli i frutti dell’inverno. Non sono stati cullati da un sole generoso, si sono dovuti accontentare, hanno lavorato di brutto e hanno tirato la cinghia. Si sono impegnati, e nessuno gli ha regalato niente. Hanno la bellezza della tenacia e quando sono maturi si asciugano il sudore e si mettono il vestito buono, sfoderando rossi e arancioni orgogliosi e spavaldi, che spiccano sul pallore dell’inverno. E poi sono dolci, e consolano. Ti chiudi in casa perché fuori fa freddo e scavi con un cucchiaino la polpa dolce, languida di un caco.

 

Annunci