Sto traducendo dal francese un libro che analizza gli aspetti dell’asessualità nel mondo moderno, ovvero di tutta quella fetta di mondo che – per scelta o costrizione o disturbo o contingenze – non fa sesso. Non c’è bisogno che io ne sottolinei l’ironia. Mentre traduco scuoto la testa, ché proprio non riesco a capirlo, né a condividerlo, ‘sto movimento. Per sopravvivere, mi faccio litri giganti di caffè/orzo solubile nella mia tazza con la mucca dentro, fumofumofumo, poi mi prendo un Moment perché mi fa male la testa, chissà come mai. Il tutto per non riuscire a scendere a patti con l’asessualità.

 

Un pensiero mi ronza in testa insistentemente, e ogni tanto si concretizza in messaggi, fotografie, post, canzoni, ciddì. Ho fatto un ciddì per qualcuno. Ho fatto una cartella e ci ho buttato dentro tutte le canzoni che ritengo mi rappresentino o che significano qualcosa per me. Ci ho messo tipo mezz’ora, e ho anche messo in ordine i nomi dei file, rinominando quelli incasinati. Ci ho messo dentro centoquarantasei canzoni. Poi ho selezionato tutto, tasto destro, proprietà. 702 MB. Lo spazio esatto di un ciddì, e senza farlo apposta.

Ora.

Sono tante le coincidenze che ronzano in questa storia, tante meravigliose suggestive coincidenze, e se Gregory House fosse qui mi direbbe che le coincidenze non esistono e che le vediamo quando le vogliamo vedere, e mi manderebbe a fare il caffè per lui, Cameron, Chase e Foreman.

Però lui non è qui e io lo tengo bello chiuso nella terza serie in inglese sottotitolata che mi sto guardando per sfuggire alla realtà, più spesso del dovuto.

Le coincidenze, dicevo.

Sogno un indizio, poco prima di ritrovarmi inaspettatamente a parlare di più con qualcuno legato all’indizio suddetto (anzi, no, non l’ho detto). I messaggi scambiati nello stesso momento. Un post scritto mentre l’altro iniziava un racconto, partendo dallo stesso identico spunto.

E le farfalle.

Le farfalle nella pancia, quando vedo qualcuno che gli somiglia, da lontano, e uno sciame impazzito di lepidotteri sbatte sulle pareti del mio stomaco. Sempre le farfalle quando vado a dormire e due minuti dopo aver preso sonno sento il bip del messaggio, e lo leggo con un quarto di cervello e tanto basta a sentire le farfalle della buonanotte.

 

Comunque.

 

Lavoro un sacco, e uno dei due lavori è abbastanza fastidioso. In quanto receptionist di una concessionaria sono il capro espiatorio degli scazzi dei venditori quando devo mandargli un cliente e degli scazzi dei clienti quando aspettano da troppo tempo. Ma io ho l’occhio dolce e la guanciotta malandrina, e il cliente dopo aver cominciato a bestemmiare mi guarda bene, si dispiace e smette. Anche i venditori si inteneriscono, ed è per questo che di solito evitano il mio sguardo perché se lo intercettano vuol dire che gli tocca di lavorare. Sono un po’ Benjamin Malaussène là dentro. Sono l’unica che non può effettivamente farci niente per le lunghe attese o i disservizi, e l’unica che si becca le relative lamentele, addolcendole.

Una signora che sembrava Marta Marzotto mi ha detto sinceramente, poco dopo aver sbraitato per una cosa davanti al mio impassibile sorriso, Signorina lei è molto gentile, così si fa, farà carriera. E io volevo dirle Signora, di grazia, qual è di preciso il gradino successivo nella carriera di una receptionist?

Bah.

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