C’est une chose comme ça,
Qui vient on ne sait d’où
Et vous prend tout à coup.

 

(Edith Piaf, Á quoi ça sert l’amour)

 

Avrei un sacco di cose da scrivere e invece non le scrivo nel dettaglio per ora perché sono terrona e scaramantica e poi perché sto aspettando.

Aspetto e fumo, questa l’avete già sentita, vero, cari miei piccoli fedeli lettori?

Aspetto e fumo ma stavolta non ho appuntamenti, nessuno che possa deludermi mentendo, nessuno che si faccia aspettare per indifferenza o disattenzione. Niente che mi sia inventata. Solo qualcuno che aspetto perché non si sa quando riuscirà ad arrivare. E le farfalle, quelle, oramai le conosciamo, le allevo con cura, le tengo lì e ci metto i fiori e qualche rivista così svolazzano e si intrattengono.

 

Ma arriverai, e suonerai, e anche se saranno le cinque del mattino io mi laverò di corsa i denti, perché ti vorrò baciare senza neanche farti dire ciao, e prenderò le chiavi e l’ascensore, in pigiama, con le pantofole di Homer Simpson in veste di Cupido, scenderò così, e tu sarai dietro il portone e io non ti darò il tempo di attraversarlo perché ti salterò al collo e ti bacerò.

Anche se ti vedo per la prima volta.

Anche se sono le cinque del mattino.

Anche se ho il mio pacchetto di delusioni, che non mi hanno insegnato niente perché non ho lasciato che mi disilludessero.

Nonostante la ragione, nonostante la cautela, nonostante il sonno e i capelli sparati a forma di cuscino.

Io ti bacio.

 

Se non lo faccio, ti devo un tè.

Sali, va, che te lo preparo.

 

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