(grazie per il titolo, Raffaé)

 
Dove va il tetrapak quando fai la differenziata? Sui cassonetti non c’è scritto. C’è il cartone, c’è l’alluminio e c’è la plastica, insieme in un unico parallelepipedo. E quindi niente. Via. Spreco, insieme all’organico. Qua ci si impegna per l’ambiente e poi una cosa così onnipresente come il Tetrapak non si può differenziare. Mah.

Sono bella, ultimamente, e il fruitore mascherato, più aspetta, più giorni di bellezza si perde. Comunque, aspetto ancora. I Proci incombono.

Il sabato di casa Jun. In casa io e colei che chiameremo Alice, coinquilina e valente studentessa di psicologia, altrimenti denominata Shrink , a dormire fino a una certa. Fuori piove. Ciononostante stendo il bucato sul balcone. Mangiamo. Guardiamo xy puntate di Lost. Alla fine di ognuna, oramai non ci guardiamo neanche più in faccia per consultarci: stacco la schiena dal muro, mi chino verso Caterina il notebuc e ne faccio partire un’altra. Siamo intorno alla decima della seconda serie e io mi consumo di sospiri per Sayid, lui e i suoi occhioni neri iracheni, sbavando al pensiero del meraviglioso accento british che Naveen deve avere, essendo inglese.

Poi io pulisco il bagno e siccome non sono capace, Shrink mi supervisiona dandomi direttive, seduta sulla soglia. Sono andata bene, pare. Ho il patentino per pulire il bagno.

Alle sette di sera, dopo altre xy puntate di Lost, decidiamo di uscire per sbrigare cose. Di sabato sera. Tipo buttare l’immondizia (e il tetrapak?). Comprare le merendine. La Coca Cola. Lo Scottex, i bicchieri di plastica, le pagliette al limone. L’acqua (anf anf). Offro il mio corpo al primo esperto di  packaging che trova una soluzione per le six pack di bottiglie da due litri che non affetti le falangi o spacchi la schiena. Anche se la soluzione è “Te le porto io”. Nel frattempo piove. Io ho la coppola, Shrink l’ombrello. Sembriamo una coppia di ottantenni, a braccetto. Già che ci sono, fumo, che così il personaggio mi viene meglio. Non avendo punto voglia di spignattare, ci concediamo un peccaminoso quanto occasionale MacDonald. È strapieno così. Sul vassoio, il foglio che dice quanto sono sicuri e controllati i loro pomodori, “per te che hai il palato fine”. Ah ah, penso, affondando i denti nel giallissimo formaggio del CrispyMcBacon, indulgendo consapevolmente nel peccato, non tanto per la linea quanto per la salute e il consumo consapevole, momentaneamente ignorati.

Di ritorno dal nostro rutilante sabato sera, ho visto per strada un pisello. Non posso più dire di non vederne uno da un numero xy di mesi. Questo tizio era lì a dieci metri davanti a noi che presumibilmente cambiava l’acqua al pesce nel bel mezzo della Tiburtina. Shrink mi fa “Guarda là”. Io guardo. Vedo. Dico: “Vabè, ci ha visto, ora lo rinfodera”. E invece no. Ci ha visto e lo tiene là fuori penzoloni. Temporeggia. Mi sarebbe piaciuto dirgli qualcosa come nelle barzellette, tipo “E quindi?” “Tutto qui?”, e invece non diciamo niente e lo superiamo. Lui, deluso, rinfodera e se ne va.

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