E comunque poi succedono quelle piccole cose là che tu stai un po’ così.

Che stai un po’ così e pensi chi me lo fa fare. Che pensi Vaffanculo io mi merito i tappeti rossi e i petali di rosa sotto i piedi, non dico sempre, ma di tanto in tanto, non dico da chiunque, ma da uno almeno una volta. Che pensi basta con l’elemosina. Basta con la ragionevolezza. Pensi che Neanderthal è la soluzione, uno deciso e con la clava che mi vuole, mi dà una botta in testa e mi si porta in caverna. Mi porta i cervi a spalla da cucinare e mi tiene sveglia la notte. Roba tangibile. Una botta in testa. Basta Paroleparoleparole. Caramelle non ne voglio più. 

E stai un po’ così soprattutto perché hai lavorato dieci ore dieci, cioè cinque più cinque, perché due tre colleghe si sono influenzate in blocco e tu e le altre superstiti della piaga vi ammalerete presto a forza di coprire i turni. E quindi una mattinata da una parte con la felpina sponsorizzata biancablu a fare la pallina da flipper da un lato all’altro del salone e dire quanti cavalli ha quella e se su quell’altra c’è l’incentivo e il bollo gratis, e un pomeriggio dall’altra col mio tailleur pantalone da donna in carriera. In mezzo, una Kinder Delice, e due tre biscotti equo-solidali col cacao e gli anacardi. E basta. A malapena ce la fai a fare le scale della metro che dal sottosuolo ti portano in superficie, pensi Adesso svengo, ecco che svengo, poi cerchi di pensare positivo e pensi Dai, adesso che il mio corpo non ha risorse pronto uso sottomano andrà ad intaccare un po’ di chiappa, op, op, và che le faccio saltellando le scale così gli indico bene quale pezzo di chiappa deve intaccare, il mio metabolismo. E mentre sei là che riemergi dalla catacomba, Drin, il telefonino, preciso preciso quando sei riemersa e son tornate le tacche di rete. Pronto. Sorriso. Pure lui sorride, ché lui sorride sempre. E mi sono scordata il suo compleanno ma me lo dice ridendo, e io questo personaggione lo conosco dal 1998. Minchia. Nove anni. Nove anni che conosco questo cristianone tatuato fino alle orecchie, batterista e punkettone con gli occhi color mare del Gargano, che ride sempre e mi vuole bene e mi conosce bene. E ogni volta che mi chiama, si ride. Lui ride, e io dietro. E quindi dopo questa giornata così, Drin. Grazie, ci voleva proprio. Tié, beccati il link al tuo gruppo. Eccheccacchio, non te l’ho mai dedicato un post. Te lo meriti. 

Update:
E in diretta dallo stesso passato, dagli stessi giovani anni universitari, oggi, un sanvalentino che ho ignorato bellamente, mi telefona anche lei. The first. La first lady. Ché non ve lo spiego chi è, forse se la ricorda chi mi legge dagli albori. E mi dice che ha letto TUTTO il blog, e ride. E anche adesso stai leggendo, che non lo so?
Trenta minuti al telefono con te e se già sorridevo da ieri adesso sorrido ancora di più. Pciù.

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