Lo so.
Sei giorni di silenzio.
È che sto ancora profondamente nella fase

what are you doing here?
finding all my previous motives growing increasingly unclear

 e quindi sono triste e stanca e demotivata.

Tipo che faccio doppi turni di lavoro, ammazzandomi di noia e stanchezza insieme, e poi torno a casa e mi preparo la cena più veloce che posso e mangio più veloce che posso, e alle 21 di venerdì, ripeto, di venerdì, sono a letto che maledico i vicini che festeggiano un compleanno e neanche posso battere con la scopa sul soffitto, visto che sono le nove. Cinque minuti dopo, sto dormendo. Ventisette anni e già pronta per l’Inps. Ma meglio se non ci penso all’Inps. Contributi, questi sconosciuti.

Ho sognato di prendere un autobus e dopo un po’ ricordavo di aver lasciato due valigie alla fermata. Scendevo, e cercavo disperatamente un modo di tornare indietro. Ciò si presta a molteplici interpretazioni, tutte parimenti deprimenti.

Oggi sul tram, mentre andavo a fare l’ultimo giorno alla Fia* (10 ore filate, ma mi sono divertita), sale un chitarrista che avevo già incontrato. Canta stonatissimo, senza ritmo e senza metrica un’ignota canzone che fa, punti esclamativi compresi:

Mi sono innamorato di te!
Sono pazzo di te!
I tuoi occhi mi fanno soffrire!
I tuoi abbracci mi fanno tremare!

Finito questo arriva il pezzo forte. Parte l’intro e inizia il testo:

Cellulite!
Cellulite!
Tu ce l’hai la cellulite?
Tante donne con la cellulite
Sul litorale di Torvajanica

(fading)

Tutti noialtri, occhi bassi e labbra strette a cercare di non ridere.

Quando passa a chiedere l’obolo sto per dirgli: Guagliò, tu e la cellulite, ho due euro sonanti sul conto e mi faccio i panini da casa per non comprare la pizza a pranzo, non è che due spicci li dai tu a me? Scuoto la testa e non gli do niente. Scende alla mia stessa fermata. Fa due tre passi dietro di me strimpellando Cellulite con fare vendicativo.

‘stardo.

Annunci