C’è qualcosa di più terrificante di un sogno che si avvera?

Un progetto incompiuto ti concede quella soave possibilità di galleggiare in un limbo di speranza, ad libitum, tirando a campare senza grosso impegno, prendendo le cose come vengono nell’attesa indefinita della realizzazione del fantomatico sogno. Tu te ne stai lì bello tranquillo in sala d’attesa a sgranocchiare schifezze del distributore, sorseggiare caffè della macchinetta, leggere riviste e risolvere sudoku. Una sala d’attesa senza numeretto, dove forse ti chiamano, forse no, chissà quando, boh, chi lo sa. Tu intanto te ne stai lì in santa pace, ti affezioni ai quadri dozzinali alle pareti, ai poster, all’attaccapanni, alla carta da parati con le macchie di umidità, al cartello vietato fumare e a quelli che aspettano con te, cominci a trovarlo quasi un bel posto, e ogni tanto ti lamenti perché non ti chiamano mai, eh signoramia questi disservizi, eh ma in questo paese non funziona niente, eh ma si sa, senza calcio in culo non si va da nessuna parte, e la gente onesta, scusi se mi permetto, se lo prende in quel posto.
E poi oh.
Si affaccia un omino e ti chiama.
E a te che non te lo aspetti, ti va di traverso il caffè sciacquato nel bicchierino di plastica. Lo guardi e dici:

– Io?
– Sì, sì, lei.
– Ma siamo sicuri?
– Non era lei che aveva fatto domanda per il sogno #374shgd865?
– Mi faccia controllare… 374… sì, proprio quello.
– E allora prego, è il suo turno. Avrà mica cambiato idea?

Sgrani gli occhi e rimani col bicchierino in mano. Ti giri, guardi la signora che stava vicino a te. Lei scuote la testa, fa spallucce, con gli occhi ti dice e chi se lo aspettava?
Segui l’omino, e mentre lo segui stai pensando che adesso sono cazzi. Che adesso ti tocca dimostrare di essere all’altezza.
Mica puoi fare brutta figura. Mica ti puoi più lamentare.
Alcuni giorni ancora prima di cominciare, e mentre aspetti, non riesci a liberarti di questa faccia tra lo stupore e il tremore (cit.).

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