“Ho quindici anni ma non mi sento ancora pronta” scrive una donzelletta su Google, approdando qui, che seppur con eleganza e discrezione, è un bel covo di dissolutezza. Via! Via! Se non ti senti pronta, cosa cerchi su google? Sciò!

Ho passato una giornata intera a dormire e leggere quattrocento pagine di un romanzo per teenager. Per lavoro, eh! La verità è che me lo sono goduto un sacco. Non posso già avere nostalgia dell’adolescenza, è passata da troppo poco. Se un decennio è poco. Lo so, non è poco, ma fate finta.

Mentre leggo mi ricordo come mi innamoravo da puella. Poi mi faccio due conti e mi accorgo che non è cambiato proprio niente. Casco ancora di testa come prima, ho le stesse fisse di prima, viviseziono i messaggi come prima, fantastico e sogno uguale uguale a prima. L’unica differenza è che adesso il lato razionale si è fatto i muscoli e bada a tenere le braccia tese per quando il lato evergreen casca dal pero.

Ho rivisto un mucchio di amici tra cui il Vertigo e la Pulsa e il consorte della Pulsa, e R & A, e l’amico magistrale pasticciere, sempre fascinoso e istrionico, in una cena dove ho faticato a non morire per bocconi e sorsi di traverso dal ridere. Mi sono anche accorta che non ridevo in quel modo da un pezzo. Sono stata stanca per tutto il giorno dopo, per le energie spese a ridere. Credo che potrei sposare uno (quasi) solo perché mi fa ridere. (Vertì, stai tranquillo, ho detto quasi). Ho deciso che non mi va di perdere tempo con nessuno che non mi faccia ridere.

Questo è un post sereno e ozioso, lo so. Ma mi sento serena e oziosa, e quindi ve lo tenete così. Sto bene. Sto proprio bene. Sto bene così da sola, e sto bene a lavorare, e sto bene qui a casa con le mie donne, e sto bene anche se sono indigente, anche se gli uomini mi deludono o mi illudono o mi lasciano indifferente o mi frustrano, anche se non sono pronta per un cazzo alla prova bikini.

Il bello è che non me ne frega niente.

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