Di ritorno dal raduno nazionale inter-railers, ormai un rito, due volte l’anno. Una cinquantina di vagabondi che si radunano da Torino, Milano, Roma, Bologna, Firenze, Napoli e paesi limitrofi e se ne stanno un weekend in un casolare di volta in volta selezionato per: A. entrarci tutti a dormire, B. poter tirare l’alba, mangiare, bere e strillare senza che nessuno chiami i carabinieri.

Io continuo ad andarci perché mi fa bene. Mi fa proprio bene rivedere quell’accozzaglia di facce amiche e di facce nuove, e ciondolare per tutto un weekend in mezzo alle campagne di una regione qualsiasi, le Marche, stavolta, e passare il tempo in percentuale così: 70% ridere, 15% fare e ricevere coccole; 10% mangiare, bere e fumare; 4% dormire; 1% varie ed ev. (scalare le rotoballe di fieno per fotografarcisi sopra e scorticarsi i polpacci, bere mirto, san simone, vino, birra, scottarsi la faccia con dieci minuti di sole, lanciarsi il docciaschiuma da bagno a bagno, fare l’alba per due notti, seduti fuori in cortile con i sacchi a pelo addosso).

Lettori del mio blog sparsi nel mucchio, e mi fa sempre strano. “Zun, te sul blog ogni tanto scrivi di quelle porcate… poi uno ti vede e guarda lì, tutta coccolosa, con la vozina!”.

E mentre faccio il bagno in tutto questo benessere, ho pensieri per la testa, bei pensieri, gran bei pensieri. Li condisco con una shakerata di vento. Mi siedo per terra sulla collinetta che dà sul panorama, chiudo gli occhi, mi lascio schiaffeggiare. E penso. E poi te lo dico.

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