Sono in un casolare disperso nella campagna, c’è parecchia gente, familiari perlopiù, ricordo mia madre, qualche zio e cugino. Io sono scazzata e stanca, e sono la più giovane, loro pare che abbiano parecchia voglia di divertirsi e fare caciara. Sono fuori in giardino, a un certo punto rientro e vedo che si sono preparati una pasta. Per me non ce n’è. Non mi hanno contato. Mi lamento con mamma, ci rimango malissimo, alla fine mi rimediano un piatto alla meno peggio. Torno fuori per conto mio, trovo una bambina, di circa un anno, vicino ad un pozzo, la prendo in braccio. È bellissima, bionda, e mi butta le braccine al collo. La tengo in braccio e sento una tenerezza infinita e un bisogno disperato di proteggerla. Me la porto in giro e chiedo chi sono i genitori che l’hanno lasciata così da sola. Li trovo, sono indifferenti, mi dicono Tienila pure. Nel frattempo è scesa la notte e io tengo sempre la bambina in braccio, che man mano diventa più piccola. Adesso ha solo pochi mesi, e io la tengo sotto la maglietta, al petto, la nascondo, la proteggo. Mi affaccio fuori dalla casa e c’è un grande bar con delle vetrate, davanti al quale c’è un autobus parcheggiato. Il bar è pieno di cardinali vestiti di porpora, tutti con i capelli bianchissimi. Uno di loro sembra l’attuale papa, poi mi accorgo che hanno tutti la stessa faccia arcigna. Ho paura per la bambina e me ne torno dentro di corsa. Sembra che le persone che erano in casa siano andate tutte a dormire, io mi incazzo pensando ai genitori della bambina che sono spariti senza preoccuparsene. Mi metto a cercarli tra la gente che dorme. Salendo una rampa di scale trovo una donna seduta davanti a una porta che guarda verso di me. Sono terrorizzata e mi accorgo che della bambina, diventata sempre più piccola, mi è rimasto solo un braccino.

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