Una malinconia strana, immotivata.

Mi ci sono svegliata invischiata come in una ragnatela appiccicosa. Paranoie, mi sembra che la gente mi guardi male. Una signora al conad mi passa davanti alla fila senza chiedere il permesso, sto per farglielo notare poi lascio perdere, è con due bambine, sento che dice alla cassiera che le ha riviste ora dopo tre anni e mezzo ed è raggiante. Evito di farle fare una figura di merda in un giorno così, davanti a loro, ma ingoio amaro, cosa ho scritto in fronte, giocondo? Bastava chiedere, signorina posso? Ho solo due cose. Invece mi passi davanti ed eviti il mio sguardo che tira fulmini. Stronza. Ti salvi solo perché ho davvero scritto in fronte giocondo. Saluto la vecchietta che siede vicino al cancello del mio palazzo tutte le sere, e lei non risponde mai. Se non la saluti, ti saluta lei con il tono che sottintende “questi giovani irrispettosi che non salutano…”. Stronza anche lei.

Sto senza una lira e senza certezze sul futuro, su quest’estate, su cosa succederà dopo l’estate, su che ne sarà di me. Non ho il coraggio e la voglia di chiedere, di indagare, di farmi valere. Faccio sogni paranoici in cui tutti mi escludono da tutto.

Mi sento

 

sola.

 

Assillo le povere anime in ascolto con le mie insicurezze. Rinfaccio le mie attenzioni, perché se mi faccio due conti le mie sono tante, e me ne torna indietro una percentuale minima, che forse non vuol dire niente, ma in fase di paranoia sembra voler dire tutto. E mi ci sento anche in colpa perché quello che dai dovresti dimenticarlo, e ricordare solo quello che ricevi.

Ho ammazzato una zanzara con un libro intitolato Piccoli crimini. Si è poggiata tra le pagine, gliele ho chiuse addosso, senza un attimo di esitazione. Poi mi sono sentita in colpa pure per quello.

 

Ho paura.

Dell’abbandono, della perdita. Di sbattere i denti. Di sentirmi sola. Di fallire. Di non piacere. Di non essere all’altezza.

 

Mi annoio da sola con tutto ‘sto lamento.

 

Magari stasera vado di alcool. Magari domani mi passa.

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