Lo spleen è passato presto, lasciando il posto ad un languore estivo tutto sommato piacevole, fatto di attese, aspettative, fantasie e provocazioni. Sono in fase gatto e beato chi ci capita. Graffio, mi struscio, un po’ dormo, un po’ ricomincio a graffiare.

Si sprecano le foto, i messaggi, i suggerimenti, e ci godo a mandarli in momenti poco opportuni, immaginando l’imbarazzo in cui metto il destinatario.

 

Leggo quantità inverosimili di roba, che potete come sempre seguire qua in basso a sinistra.

Sono stata a casa – laddove il noce è intollerabilmente verde e in mezzo si vede il mare –

 due weekend consecutivi, infilandoci quanto più mare possibile, scottandomi felicemente la faccia e le chiappe come un babbuino, buttandomi in acqua dimentica di tutto, uscendo e lasciando che il sole a picco mi annebbiasse le funzioni mentali asciugandomi in due secondi, osservando la gente sulla spiaggia libera con una certa tenerezza, come se fossimo una tribù di scimpanzé sulle rive dell’Orinoco, oziosi, a levarci vicendevolmente le pulci dalle spalle, ad abbeverarci e rinfrescarci, qualcuno ad accoppiarsi nei limiti della decenza sociale umana. A me tutta questa gente spoglia e spiaggiata non dà fastidio, mi dà un senso di condivisione e unità, io e mia sorella, due vecchietti tranquilli e vestiti di tutto punto che si tengono per mano, bambini ciccioni, ragazzine bionde e belle, mamme sfatte e serene, cosce, polpacci, piedi, mani, capelli raccolti, tette alte o cascanti, grosse o inesistenti, spalle scottate, sandaletti di gomma, pezzi di pizza, ombrelloni, pietre sotto le costole, cuffie nelle orecchie, libri, settimane enigmistiche, uno che fa il bagno con gli occhiali da sole, i braccioli di una pupetta urlante, un elicottero di passaggio, la marea che si alza e io che mi faccio un metro più in là con il libro schizzato, Alessandra che mi tira pietre mentre dormo, io che mi sveglio e mi fumo una sigaretta seduta a gambe incrociate di fronte all’Adriatico, dopo un quarto d’ora a cercare di accenderla, il libro aperto sui polpacci, e chi se ne frega se seduta così la mia pancia si dispone in tre comode pieghe, nonostante l’estate mi abbia spontaneamente dimagrita di molto. Porto la mia ciccia con orgoglio, i capelli sono lunghi oltremisura e con l’acqua di mare si abboccolano, torno a casa e prima di lavarli ne immortalo le onde sulla schiena per i posteri… un postero solo in realtà. Che gradisce.

 

 

 

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