Andata.

Alice è andata.

Stanotte ci siamo svegliate più volte, io e lei, una volta io soffocata dalla tosse di troppe sigarette, una volta lei nauseata dall’ansia della partenza “Silvia per favore me lo fai un tè?”. Mi alzo con un occhio aperto e uno chiuso, glielo faccio, torniamo a letto, e poi sveglia presto, e colazione, e usciamo, e Termini strapiena di gente e valigie e un’aria elettrica di partenze e eccitazione e sollievo e vacanza. Metto Alice e il suo quaranta litri sull’Intercity con fazzoletto di rigore, ridiamo, mi fotografa che sventolo il fazzoletto. Il treno parte, e resto sola. Il fucile non me l’ha dato nessuno, quindi ripercorro a ritroso il binario, faccio lo slalom tra la gente seduta per terra con i bagagli a tenere d’occhio i tabelloni, riprendo la metro, torno a casa testa bassa e cuffie nelle orecchie. Vado a farmi una spesa che mi basta da adesso a settembre, così a far la spesa da sola mi sono intristita una volta soltanto. Chiusa la porta sulla mia rinnovata solitudine casalinga vengo colta da due raptus. Uno fotografico, che non vi riguarda. L’altro da massaia, che mi porta a riporre tutta la spesa, pulire una tinozza di insalata, farmi a pezzi due pesche al limite dell’edibilità e mangiarmele, lavare i piatti di due giorni, fare una lavatrice, stenderla, ritirarla dopo due ore (per dire il frescolino che fa fuori), farne un’altra e stendere anche quella, guardare due (tra poco la terza) puntate di Six Feet Under, smanettare sulle fotografie di cui sopra, farci un bel pacchetto col fiocco e spedirle con scritto Ecco, telefonare, bere succo d’albicocca.

In questa decina di giorni di silenzio ho lavorato un sacco e con estremo diletto, ho fatto la mia prima intervista, imparo robe, sono brava a fare robe, la gente mi dice che sono brava, io gongolo, risolvo problemi come Wolf, un po’ mi scoraggio, un po’ mi riprendo, un po’ mi stanco, un po’ mi risveglio, sono testarda, e sono brava, sono uscita a cena con la Pulsa dopo un sacco di tempo, sono uscita a San Lorenzo con A. e co., mi sono ritrovata a guardare uno show di Remo Remotti, sto leggendo un casino, convivo col torcicollo cronico, mi metto sempre le stesse cose a rotazione e non me ne importa niente.

Ho fatto un sogno in cui si limonava durissimo tutto il tempo e io ero felice.

Caldo, ventilatore, capelli legati, la coda alta che mi solletica il collo, la tenda arancione che oscilla, il silenzio, il languore, ancora.

Annunci