Tornata.

Vado al mare con sorelle e cuginone canadese, sguazzo nell’acqua cristallina di fine estate che pare più cristallina che pria, vado testa sotto ad occhi aperti avendo avuto l’accortezza per una volta di non mettere le lenti a contatto e vedo tutto verde e celeste, galleggio, mi sfascio i piedi sui sassi giganti della mia costa, il sole, il sale, il libro, la sigaretta, le solite cose no? Ecco.

E invece chiudo gli occhi per asciugarmi al sole come una medusa moritura e mi ritrovo a desiderare ardentemente di essere in mezzo alla pianura padana, chiusa segregata in una casa con un uomo e un cane. Roba che un paio di notti ha piovuto un sacco. Che quando esci le zanzare ti sbranano. Che le strade sono tutte piatte e non c’è neanche un rilievo, una collinetta, qualcosa, un po’ di movimento.

E però roba che per sapere in quale giorno è successo cosa, devo controllare la data sulle foto digitali, perché se no tutto è amalgamato in un unico frappé di beatitudine suprema. Di tempo sospeso, pranzi e cene quando abbiamo voglia, colazioni di perfetti pancake con lo sciroppo d’acero e in cima la fragolina tagliata a rosa che lui, l’uomo, per farla bene ne ha fatte prima fuori una decina, di fragole. Un unico frappé di lunghissimi sonni e meravigliose veglie che stai a letto così tanto che a un certo punto ti devi alzare solo perché ti fa troppo male la schiena. Dire ventimila volte che adesso vai a farti un doccino, io ti dico ok, e poi invece resti lì, beato, sonnecchiante, a farti grattare la schiena e i capelli.

Ed è un lampo ed è già domenica e c’è il treno alle 15.05 e io sono sul treno e lui invece no, è dall’altra parte del vetro e lui non mi vede ma io lo vedo che si è messo gli occhiali da sole però il sole non c’è.

(supporti audiovisivi)

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