E adesso però devo ricominciare, tornare da sola a Roma, stare da sola per un tempo indefinito senza le amate coinquiline che rientreranno poi alla spicciolata, svegliarmi da questo sonno estivo pieno di sogni e ricominciare a pensare io a cosa mi devo cucinare, a telefonare per farmi pagare da gente che non mi paga, perché sul conto ho nove euro, e devo pagare l’affitto, e svegliarmi da questo sonno in cui prendo il treno dall’oggi al domani per andare a dormire sul suo letto e sui suoi divani, in cui sono qui in casa madre e vado al mare e leggo quintali di libri, fumo, mi vado a comprare la pizza, faccio il bagno, tengo il braccio fuori dal finestrino, prendo il vento e non parlo perché non c’è niente da dire, soprattutto se sono con L., non c’è niente da dire, ho una pace addosso che formicola fino alle dita dei piedi. Faccio riprese: della statale con l’adriatico su un lato e le canne sull’altro, e la faccia di L. che guida, e riprese di me e lui nella sua cucina, lui che sfugge all’obiettivo come un vip, io che lo rincorro, lo distraggo baciandolo, riprendo il bacio col braccio teso, perché poi quando sarò a Roma, sola, squattrinata a pensare a cosa mi devo cucinare e mangiare da sola davanti a una puntata di Six Feet Under, io li vorrò rivedere questi filmati e pensare di essere ancora lì con lui, lì con lei. Con quelli che amo.

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