E insomma alla fine qua sto, con i pasti da attrezzare, mangiati davanti a Six Feet Under eccetera eccetera, credevate che dicevo le cazzate? Quando dico una cosa io, eh…

Io in viaggio per Roma in macchina col caro cugino metal (Laura dopo averglielo presentato: me l’avevi detto che era metal ma non pensavo così tanto), il mio peso in bagagli, due dita di polvere, niente condizionatore, e la radio che spara Ommioddio May day may day Houston Roma brucia, Temperature record I morti I feriti Gli scippi per l’iPod di Tornatore La gente al pronto soccorso Ommioddio Moriremo tutti! Grazie, eh.

Prima di partire ho dimenticato di buttare l’indifferenziata. Dentro c’era la lattuga. Ero preparata a che lei stessa mi aprisse la porta, in vestaglia e sigaro cubano, bella zuppa di fragrante marciume, e invece era secca. Secca come i fiori secchi. Per dire il teporino. 

Il giorno prima di partire sono stata al matrimonio di mia cugina e ho mangiato il mondo più qualche satellite e asteroide di passaggio. Sondaggio: voi lo sapete cos’è una mazzancolla? L’omino mio non lo sapeva. Alla fine ho dovuto cedere, non è che potevo scappare tutta la vita: ho ballato. Ci sono documenti audiovisivi, da qualche parte. Foto, riprese, che salteranno fuori quando mi candiderò alla presidenza degli Stati Uniti, lo so. Di Jun che balla un valzer viennese e un fox trot con papà. Scoprire che i piedi vanno da soli e che non me li sono dimenticati i passi, addirittura papà mi presenta un passetto nuovo e io OP lo faccio senza fare una piega. Non vi ci abituate però.

Ho letto molta roba. Una è l’agile Memoria delle mie puttane tristi del vegliardo Garcìa Marquez, nell’arco di una mattina di mare. Le altre non ve le posso dire per ora, perché sono inedite. Intanto è uscita la mia prima traduzione. Trovatevela se siete capaci e se avete voglia.

Quando arrivo a casa a Roma grazieaddio ho lasciato in ordine, che già così volevo lanciarmi dal quarto piano dalla tristezza: cosa ci faccio qui? Ho ben due posti in mente in cui so che sono felice di sicuro, e invece sono in un terzo, da sola ad evaporare di caldo e pianificare vicinicidi a colpi di coltellacci da cucina, quando finalmente addormentata essi si mettono a strillare, lei con voce ultrasonica, lui con bassi da subwoofer. Mi faccio un piantino di scoramento sul cuscino, che ci è abituato, al telefono con lui che dice shh shh.

Il giorno dopo vo a lavorare e va già un po’ meglio.

Gente, facce, interazione, conversazione. Resto fino a tardi, va, che a casa cosa ci vado a fare da sola e senza condizionatore?

E comunque stanotte ho sognato che ero incinta e stavo per partorire, e aspettavo la prima doglia, curiosa di sapere quanto avrebbe fatto male. Ma mi sono svegliata.

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