Sono ad una cena cittadina di commemorazione per una strage che c’è stata decenni e decenni prima. Sono tutti seduti a mangiare, ma io nei posti lasciati vuoti dai vivi, vedo seduti i morti. Sono scheletri mummificati, sono passati tanti anni. Non mi fanno paura, non mi fanno impressione. Invece, mi viene il magone. Mi avvicino ad un vecchio scrittore, un saggio, che ha la sua faccia. Mi sfogo con lui, gli dico che mi dispiace per i morti, che noi siamo lì a mangiare, a vivere, a sentire, a provare, e loro non sentono più niente, non provano più niente. Mi metto a piangere con la testa sul suo petto. Poi mi calmo, e torno al mio posto. Quando mi ero alzata avevano appena servito una frittura di pesce con totani, calamari e scampi. Tornando al mio posto, in mezzo alle mie sorelle, vedo che mi hanno mangiato tutti gli scampi. Inizio a strillare contro di loro finché non mi fa male la gola, a dire che io a momenti ero andata a quella cena solo per gli scampi, loro mi guardano come se fossi pazza e mi dicono Vabé se li volevi davvero, non ti alzavi. Io mi incazzo ancora di più, vado a sfogarmi con mamma che però non prende posizione, e mentre torno al mio posto vedo che stanno sparecchiando e mi hanno tolto anche quello che restava della mia frittura. Nel sogno penso che probabilmente sto piangendo e urlando anche nel letto.

Quando mi sveglio ho il collo della felpa umidiccio, non so se ho sudato o se invece ho pianto davvero. Mi fa male la gola.

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